Chianti territorio e Chianti inventato

Dal punto di vista storico si considera Chianti il territorio dei comuni di Radda, Gaiole e Castellina, che corrisponde alla Lega del Chianti, organizzazione politico militare creata dalla Repubblica Fiorentina a difesa dei suoi confini con la Repubblica di Siena.
Territorio assegnato in epoca napoleonica per l’appartenenza al bacino idrico del fiume Ombrone, all’omonimo Diartimento, poi confermato con l’unità d’Italia.
Già nel 1913 avvengono le prime istanze per aggiungere la parola “Chianti” ad altri territori con le proprie frazioni che la Regia Prefettura di Firenze boccia sonoramente per motivi storici ed economici.
Nasce a Radda nel 1924 il “Consorzio per la difesa del vino tipico del Chianti e della sua marca d’origine” e nel 1932 viene definita la zona vinicola Chianti che comprende nella sottozona Chianti Classico oltre al Chianti vero, anche comuni o parte di essi posti in area fiorentina.

Nel 1972 viene accolta dalla Regione Toscana l’istanza di aggiungere la parola Chianti a Greve, istanza fino ad allora tenacemente bocciata.

Da questi passaggi inizia la confusione e l’errore su cosa sia geograficamente il territorio del Chianti: non più l’insieme dei tre comuni (Radda, Gaiole, Castellina) bensì la somma degli otto comuni i cui territori entrano a far parte dell’area di produzione del  Chianti Classico.

Un turista che si trova a visitare Barberino e Poggibonsi, non visita il Chianti, ma la Val d’ Elsa, lo stesso dicasi per coloro che arrivano a San Casciano e Tavarnelle, centri della Val di Pesa, per non parlare di altri centri toscani che non disdegnano di fregiarsi di appartenere al Chianti in quanto vi si produce un vino su qualche collina.

I nomi, la toponomastica, la storia: le persone hanno titolo di esistere in un luogo ben definito non allungato o capovolto per fini commerciali. Discorso valido per il Chianti come per qualsiasi area storico – geografica di questo paese.
L’attivismo del Consorzio Vino Chianti Classico per arrivare a realizzare un’unione dei comuni della sua zona di produzione accentua e travalica ciò che è la storia, ciò che è il Chianti territorio, ciò che è il vissuto delle persone e delle persone che non necessariamente si occupano di vino.

In fase di unione dei comuni come prevedono le direttive nazionali e regionali il passo fra amministrazioni di poche migliaia di persone al livello di una con decine di migliaia di persone spostate da quello che nei fatti è l’omogeneo territorio del vero Chianti, merita di essere considerato, approfondito, soppesato e deciso dagli azionisti di maggiornaza del territorio: ovvero i suoi abitanti.
In tal senso, la Regione Toscana ha valutato una richiesta formale di un’unione dei comuni avanzata da un comitato spontaneo di cittadini di Radda, Gaiole e Castellina ed ha appena espresso parere positivo affinchè venga iniziata una raccolta di firme per indire un referendum nei mesi a venire.

La costituzione di un’entità amministrativa unica del Chianti non inventato potrà passare dalla riflessione, dal pensiero e dalla scelta dei suoi abitanti.

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L’ape bottinatrice sul girasole fuori stagione

Pochi semi salvati dalla battitura dei girasoli e dal becco degli uccelli ridanno vigore alle bandiere gialle che di norma fioriscono a luglio allineati come soldati.

Belli e spampanati ravvivano questo strano mese di settembre, dove quel poco polline di girasole rimasto è preda ambita per una bottinatrice solitaria.

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Il pecorino del Podere I Sodelli

Canestrato, ricotta, pecorino fresco, semi – stagionato, stagionato, yogurt di latte di pecora, ravaggiolo, sono i prodotti del “Podere I Sodelli” che si trova nelle immediate vicinanze di Radicofani, lembo estremo della provincia di Siena.

Si può dire brevemente che il rapporto qualità/prezzo dei formaggi è imponente, come è imponente la grana, la raffinatezza, il gusto, la piccantezza non oppressiva degli stagionati e la delicatezza dei freschi. Un ottimo gorgonzola.

Dedicato a chi piace il cacio, il pane e un bicchiere di vino.

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Enogastrogiardinaggio: giardino, cucina e vino visti da Stefania Pianigiani

enogastrogiardinaggio di stefania pianigianiUn rapporto stretto quello fra le piante da giardino e spontanee con il vino, che roteando nei calici in assioma con l’ossigeno rimanda i profumi del vitigno e dell’ambiente in cui vive.
Ne coglieva sapientemente l’attimo e la sostanza l’insostituibile naso e palato di Giulio Gambelli, persona semplice e garbata, donata di un fascino dal quale pendevano le pieghe del viso, la brillantezza degli occhi, le alzate di spalle, il raggio d’azione del ventaglio di vino che finiva nell’imbuto dopo la degustazione, per capire la qualità di un vino.

Certi raffinati descrittori uscivano dalla sua bocca mai a caso ma sorprendendo chi portava un campione e si sentiva dire, (spesso senza mai visto cosa la vigna di appartenenza) quali piante e aromi c’erano intorno e come ne avesse beneficiato il vino.

Acacia, biancospino, caprifoglio, eucalipto, ginestra, melograno, primula, salvia, sambuco, timo, le piante prese in oggetto nelle esigenze di coltivazione, posizione, effetti collaterali nell’uso in cucina per insaporire piatti e carni o per quelle quasi impercettibili presenze di loro rimando nei vini in assaggio.
Il “Portale del Verde” (enciclopedia on – line del giardinaggio) ha appena pubblicato questo e-Book, scaricabile e consultabile gratuitamente, scritto e compilato dalla Maestra di Campo dell’Oliveta di Vertine.

Qui il link dove è possibile scaricare il libro della Collana Verde.

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Sentore di vendemmia

A breve l’allegro sbraitare di carbonica nei tini sottintende allo zucchero che diventa alcol che a sua volta estrae colore dalle bucce dell’uva.

Si restringe il giorno lasciando più corda al buio, uno strato di guazza si deposita la notte che il mattino gronda dalle foglie che si stanno arrossando.

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Il water e l’eternit di Casetta

La ben nota e odiosa pratica dell’abbandono di rifiuti accanto ai cassonetti si arricchisce di servizi, come nel caso del water lasciato insieme a dei pezzi di eternit nella zona di un cassonetto solitario nei pressi di Casetta.

Un water con la tavoletta aperta, con l’acqua piovana dentro che sembra pronto all’uso, quasi divertente se non fosse per l’eternit lasciato lì accanto che mette in risalto tutta l’inciviltà e la maleducazione di chi compie questi gesti, ferendo la bellezza del paesaggio e mettendo in risalto nei tanti turisti di passaggio quanto siamo barbari noi italiani, mentre chi compie questi sfregi sono solo pochi esseri piccini.

Fonte: Il Cittadino OnLine

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Il successo di Siena for Kids con la Vecchia Fattoria

Due giorni dedicati al mondo rurale, hanno inaugurato “Siena for Kids”, il nuovo progetto di promozione turistica del Comune di Siena dedicato ai bambini, ai ragazzi e ai loro genitori che, fino a marzo 2017, proporrà visite guidate, itinerari, laboratori, spettacoli, giochi e racconti per far vivere esperienze sempre diverse, alla scoperta e riscoperta della città.
Il sabato il sole è stato magnanimo con la sua presenza e ha consentito a tante famiglie di avvicinarsi alla fortezza medicea godendo di uno spettacolo insolito fra le  mura e sempre meno rituale anche nella campagna.
Ben ottomila persone hanno invaso gli spazi della fortezza, tanto che l’organizzazione si è vista costretta a limitare gli accessi per una corretta fruizione e svolgimento delle attività con gli aimali.
La pioggia della domenica coincide con gli ombrelli aperti e gli sguardi tristi dei tanti bambini che nonostante il maltempo sono ugualmente venuti con le famiglie a vedere da vicino i cavalli, le pecore, i muli, le maremmane dalle grandi corna.

Una tristezza palpabile, vibrante anche negli sguardi dei cavalli: impassibili, rigidi nella loro posa ossessivamente immobile, consapevoli di aver perso un’occasione per farsi coccolare da tante mani piccine.

Fonte: Il Cittadino OnLine

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Il Rural Festival della biodiversità

E’ in corso di svolgimento sotto le malizie di un tempo canaglia, la prima edizione in terra di Toscana del “Rural Festival”, rassegna di agricoltura custode e a misura di chi lavora e di chi ne assapora i gusti.
Di scena e di gusto, decine di prodotti ricavati da tipologie di piante o di animali che il tempo e il modernariato industriale hanno messo in disparte favorendo tipologie di animali o di vegetali più rapidi nello sviluppo, nella raccolta, nella coltivazione, non sempre per una brutale monetizzazione, ma anche per una praticità nelle cure e nella fatica umana.
I grani con cui si produce la pasta di Giovanni Fabbri, il “Senatore Cappelli”, come altre varietà dismesse con le quali generazioni di persone si sono alimentate per secoli, non avevano mai prodotto intolleranze alimentari, ciò non si può dire per le varietà moderne che tra l’altro poco munificano chi le coltiva.
O le varietà vegetali e animali che sono state messe in disparte per effettivi limiti di qualità o nutrizione…. o remunerazione, o la standardizzazione delle coltivazioni industriali che limitano sapori, cultura del territorio e seri problemi di sopravvivenza di tanta agricoltura o tradizione nella trasformazione dei prodotti agricoli.
L’olio che proviene da ogni dove, il grano foresto che finisce per essere l’ingrediente base per la nostra pasta esportata in tutto il mondo, il latte che le industrie pagano una miseria agli allevatori e che di conseguenza proviene da ovunque piegando le ginocchia di chi ancora ci crede e ci spera.

Se da una parte la riscoperta o il non far estinguere piante e animali caduti nei sepolcri della storia è una straordinaria ricchezza culturale e di studio, dall’altra è anche vero che questi potrebbero creare reddito o alimentare le genti come lo fanno i prodotti di derivazione da agricoltura industriale?
Anche la finanza, entrata prepotentemente nella vita di ognuno con le sue deliranti conseguenze di qualità appiattita, prezzi bassissimi per chi produce e alti o medio alti al consumo ha evidenti fallanze che porteranno ad un accartocciamento del mondo per asfissia; perchè se l’uomo è veramente ciò che mangia e respira, non saranno più le piante e gli animali a diventare rari e specie da studiare, ma i sopravvissuti di chi ha creato questo meccanismo perverso.

Fonte: Il Cittadino OnLine

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I salumi di Scarpaccia del Casentino

Una fetta di pane con sopra spalmata una salsiccia o una fetta di finocchiona o un altro insaccato, con un bicchiere di vino rappresentava la benzina per il fisico dell’uomo nel lavoro agricolo, dei boschi, del movimento dei sassi sui ponti, nell’uso del ferro sull’incudine, nella sega e pialla delle assi….

Lavori che abbrutivano per la loro fatica o fornivano attrezzi e accessori per il quotidiano, spesso belli e finemente formati da farne delle vere opere d’arte.
Opera d’arte, termine spesso abusato da chi crede che il bello possa solo essere un oggetto di valore e quindi prezioso dal punto di vista economico.
L’artigiano ha il tocco, la sensibilità e la maestria di modellare, costruire, forgiare oggetti di uso comune fatti per durare nel tempo uniti al concetto di bellezza.

La conservazione e lavorazione delle carni, unite alla bontà del prodotto finito, sono per certo un alto esempio di come l’arte sia applicata alla pratica.
Di come due fette di pane buono con dentro salame o finocchiona, abbiano più o meno il valore di piccoli David di Michelangelo riprodotti in minima serie, ma uno diverso dall’altro.

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Abbazia di Vallombrosa

Poco di mistico, ma tanto di materiale in questa abbazia che tanto ha fatto storia in tanti angoli di Toscana, con atti e testi ben conservati nel suo archivio.
Fuori una mostra di cani, altoparlanti, nonni e nonne in religiosa fila dietro i banchi dei brigidini e dei porchettai. Dentro una vendita diretta di santini, miei e prodotti marcati dai frati ma prodotti in ovuunque. I mercanti risono a pieno titolo nel tempio.

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