Le salsicce e i fegatelli della Macelleria Pini di Castelnuovo Berardenga

Entrando in una macelleria si annotano i profumi carichi di pepe o di altre spezie e si avverte quel leggero sottofondo di aglio che accompagna la presenza nel bancone delle salsicce, che svettano sovrane accanto ai fegatelli o a certi preparati pronti da mettere in forno o in padella per cavare e venire incontro ai dubbi eterni delle opinioniste che hanno nel sangue il ritornello: “Che si mangia stasera?”.
Tocchi torniti di fiorentina in trono, banco degli affettati a parte che commuove occhi e papille di chi ne capisce, sfizi di tagli da mettere in forno già pronti e sua eccellenza il fegatello avvolto nella rete e nel finocchio pronto a scrivere pagine epiche in una padella.
La salsiccia e il fegatello sono sempre gli specchi della qualità di un lavoro e qui sono eccellenti, come è eccellente il rapporto qualità prezzo e il contatto diretto con le persone di un esercizio artigiano che mette la sapienza e un modo di essere al posto di una vaschetta di polistirolo con dentro una braciolina coperta da una pellicola.

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Caccia al cinghiale S.P.A: intervista su La Nazione di Giovanni Pellicci ad Alessandro Gallo, enologo di Castello di Albola

Un’ottima annata con il rischio concreto che sia devastata dalla voracità dei cinghiali che compromettono quantità e qualità dell’uva e conseguentemente del vino.

E’ questo il senso delle parole che Alessandro Gallo, direttore ed enologo del Castello di Albola a Radda in Chianti, rilascia a Giovanni Pellicci, giornalista de La Nazione.

“Siamo letteralmente invasi da un numero sempre più alto di ungulati, specie di cinghiali.
Ormai la nostra è una guerra impari, perchè da un lato gli ungulati proliferano e noi siamo ostaggi di burocrazia e normative che ci impediscono di agire in modo efficace per contrastare un fenomeno sempre più pericoloso anche per le vite umane.

I danni che contiamo in questo periodo sono il risultato di anni di errori e di una procedura troppo macchinosa: la prevenzione che doveva essere fatta in inverno è stata rallentata da mancati accordi operativi. Per questo oggi ci troviamo sotto assedio.
Per le aziende del comparto vino e non solo, si tratta di un danno economico importante.
Nel nostro caso, avendo una tenuta molto grande, che si estende per oltre 400 ettari, è impossibile tenere sotto controllo la situazione.
Abbiamo fatto segnalazioni di ogni tipo alla provincia, con pazienza abbiamo avuto la notifica dei danni subiti, ma poi i permessi per cacciare sono troppo lenti: nel nostro caso abbiamo centinaia di quintali di uva danneggiata.
L’impatto sul raccolto finale sarà sicuramente in doppia cifra, senza dimenticare che, in caso di pioggia, l’uva danneggiata dai cinghiali è più soggetta ad attacchi di marciume.”

Fonte: La Nazione Siena del 28 agosto 2015

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San Martino al Vento

Delizioso paesino chiantigiano famoso per il vento diaccio d’inverno, l’allevamento del bestiame di qualità, un agriturismo a gestione familiare, i grandi orti, un vivaio di piante da giardino, le forti pendenze del terreno, la bontà dell’olio e del vino vi si produce e luogo di ingrasso del cinghiale tutto l’anno.

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Grillo delle tenebre

Non si chiama Beppe e non strilla nelle piazze, ma canta nei campi e di notte sotto le finestre aperte, dando il ritmo alle zanzare che pizzicano la pelle.

Nei campi dove si abusa di diserbante il grillo è latitante.

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Itinerario a piedi: Acqua Borra, Granaio e Cippo della battaglia di Montaperti e fiaccolata del 4 settembre

Quando non c’è il Cecchini vestito come il fantino dell’Oca a declinare la Divina Commedia di Dante nel corso della celebrazione della battaglia di Montaperti, è suggestiva la fiaccolata notturna che si svolge fra l’Acqua Borra e il cippo dell’omonima battaglia ogni 4 settembre.
Ma ogni giorno dell’anno è piacevole percorrere il circuito che va dalle nonne che tengono i piedi a mollo nei fanghi termali e negli sbuffi d’acqua che escono dal sottosuolo, per arrivare in facile pianeggio a destra verso il Granaio, a sinistra verso il cippo a ricordo della battaglia e poco prima innanzi ad un pregevole produttore di formaggi di pecora dell’azienda agricola Corbeddu.

Camminare nella bellezza, campi verdissimi, circuito pianeggiante coperto di nuvole che si compie agevolmente (in un paio d’ore a passo lento) e se le nonne lasciano spazio alla pozza di acqua termale, si possono rifoccillare e ritemprare i piedi.

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La rondine

In un paese sospeso a mezza costa,
in giorni neutri di un’estate incerta,
rondini imprevedute a lungo stettero
a conversare fitto, appese a fili,
o a buttarsi in voli radenti
sull’asfalto, se minacciava pioggia…

Enigmatiche e audaci mi sfioravano,
instancabili d’ali e di bisbigli
che mi provavo a cogliere e ad intendere;
poi, disperando, spiavo le nuvole,
se mai, da esse, il segno di una sorte,
in squarci di foschia, mi trasparisse…

Ma un giorno, inavvertite, via migrarono.
E a quei monti a me migrasti tu,
bruna rondine tesa e solitaria.

Gaetano Arcangeli

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Caccia al cinghiale S.P.A: il passeggino mimetico e Marco Remaschi assessore all’agricotura della Regione Toscana

Un utilissimo accessorio per i piccoli cinghialaini in erba per essere coccolati e cresciuti ad una vita mimetica.

Mentre il nuovo assessore regionale all’agricoltura, Marco Remaschi, si sta adoperando per una soluzione al fenomeno incontrollato dell’allevamento del cinghiale che provoca tanti danni alle colture, al sostentamento delle famiglie che vivono di agricoltura e alle persone che percorrono le strade.

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La cena di San Bartolomeo

Le donne e gli uomini del Popolo di San Bartolomeo a Vertine che montano tavoli, apparecchiano, fanno sughi, cuociono pasta, fanno crostini, cuociono arrosti girati, preparano antipasti artistici, macedonie con gelato, caccia al tesoro con i bambini, sparecchiano, puliscono, cantano canzoni anni ’70 insieme a Gianluca.

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La pomarola di Vasco

E’ quando i san marzano e i canestrini dell’orto diventano maturi, raccolti e tenuti in sosta per qualche giorno su un graticcio di tralci di vitalba, che Vasco appunta la macchinetta al tavolo e inizia a passare separado la polpa dalla buccia e dai semi.
E’ un bellissimo rito annuale che raccoglie i sapori dell’estate e li estende ai grigi climi invernali quando la luce è poca, il freddo imperversa e quel poco di calore deriva da un fuoco acceso o da un piatto di pasta con sopra questa delizia.

Non c’è soffritto, è un sugo leggero e pacevole realizzato con l’aggiunta di carote, sedano, basilico, cipolla e quell’olio buono di Vertine che tanto costa di fatica e tanto ci appassiona.

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La cultura schiava del profitto: un’ intervista a Marco Pierini di Orlando Pacchiani su La Nazione

Marco Pierini, dopo la traumatica chiusura del Museo di Arte Moderna nel palazzo delle Papesse e dopo i cinque anni alla guida della Galleria Civica di Modena, sarà fra i venti direttori dei principali poli museali italiani, guidando la Galleria Nazionale dell’Umbria.

Da Modena se ne era andato sbattendo la porta quando il comune ha programmato un evento eno – gastronomico alla Galleria Civica. Troppo lontano dalle sue idee?

Più che lontano direi inconciliabile. Purtroppo è una deriva che ha colpito molte città italiane, è un errore pensare che con il patrimonio culturale si possa fare qualsiasi cosa pur di incassare. Ci muoviamo con logiche manageriali, ma a tutto c’è un limite.

Anche a Siena si disse che le Papesse dovevano essere prima contenute, poi chiuse per problemi di budget. Non si poteva fare diversamente?

Certo, quantomeno perchè era tutto il sistema a dover essere razionalizzzare le risorse. E allora si potevano studiare vie diverse. Quando eravamo già al Santa Maria, realizzammo a costo zero per il comune una mostra di Francesca Woodman, poi allestita altrove e venduta a Milano.

A quel punto però il progetto iniziale era già compromesso.
Purtroppo si ed è sempre una ferita aperta. Mi è rimasta un’esperienza formativa straordinaria, gran parte di quello che sono lo devo al lavoro fatto con splendidi colleghi alle Papesse.

Cosa ha perso Siena in quel caso?

Ha perso dei treni che portavano verso il futuro, una squadra composta di grandi professionisti e uno sguardo sulla contemporaneità che ora le è pressochè negato.

Dove va adesso la gestione della cultura di questa città?

In una direzione che a me non piace affatto, perchè l’unico scopo di quel poco che si fa mira solo al profitto e questo non ha alcun senso. Basta andare in piazza Jacopo della Quercia in questi giorni. Affidare la programmazione culturale a chi dovrebbe gestire i servizi è una scelta sciagurata.

E per il Santa Maria della Scala cosa si dovrebbe fare?

Bisognerebbe smettere una volta per tutte di pensare a cosa bisogna fare e iniziare a fare. Non c’è da inventarsi niente, il progetto c’è già: un grande museo dell’arte figurativa senese e non solo. In tanti hanno paura della parola museo, ma in tutto il mondo sono spazi freschi, vitali, luoghi di formazione.

Le dispiace di non far parte dei progetti senesi?

Mi è dispiaciuto, ma si lavora anche altrove e non ho spirito di rivalsa. Il vero dispiacere, questo non sanabile, è per come è stata azzerata la nostra esperienza. Lo spegnimento totale e la perdita di tante competenze è stata una cosa terribile.

Orlando Pacchiani – La Nazione Siena mercoledi 19 agosto 2015

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