“A Mano”, un nuovo vino di Marilena Barbera

Quando nasce un nuovo vino è sempre un’emozione.

Guardi le bottiglie nude e pensi a come sarà l’etichetta, ti arrovelli sul nome, che vorresti unico, inconfondibile, espressivo, vorresti che quel nome appartenesse al vino che rappresenta e che avesse un significato non solo per te, che ci hai pensato per giorni, ma anche per chi sceglierà di berlo, per chi dedicherà del tempo a capirlo, ad apprezzarne le sfumature, ad aspettarlo mentre si adagia nel calice, ad accoglierlo in un momento particolare della sua giornata.

Quando, la scorsa vendemmia, ho raccolto le prime uve di zibibbo, la produzione era talmente limitata da rendere impossibile qualunque lavorazione meccanica. Allora ho fatto tutto a mano: dalla diraspatura alle follature, alla pigiatura (utilizzando uno scolapasta), i batonnages, i travasi. Ho deciso poi di non chiarificare né di filtrare, e di imbottigliare per caduta, direttamente dalla vasca.

Un lavoro interamente artigianale, che per sua natura è lento, paziente, accurato.
Quando si è trattato di decidere il nome, è stato inevitabile: “A mano”. E allora ho pensato che anche le etichette dovessero essere così, semplici e scritte a mano, una per una.
Pochissime bottiglie, ovviamente, in cui la componente umana è altrettanto importante di quella naturale: uva e mani.

In un mondo in cui le macchine e l’omologazione sostituiscono sempre più l’uomo e la sua creatività, le mani sono, forse, la cosa alla quale dobbiamo ritornare.
Lo trovate su #vgm, se volete…

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Gabriel Garcia Marquez, l’uomo che non volle stringere la mano a Berlusconi

gabriel garcia marquez e silvana biasutti“Parece un gangster …” L’ultima volta che ho incontrato il Gabo è stato a Venezia, c’era il sole e pranzavamo alla Giudecca da Cipriani. Lì sotto imperversava Chiambretti, che a bordo di un motoscafo, imbracciando un megafono lanciava stentoree domande per mettere in imbarazzo Berlusconi che era ospite – si fa per dire – al tradizionale pranzo Mondadori per il premio Campiello.

Gabriel Garcia Marquez l’avevo incontrato per la prima volta a Barcellona dalla Carmen Balcells nell’ufficio della sua agenzia letteraria sulla Diagonal, quando stava uscendo l’edizione italiana de “L’amor a los tiempos del colera”. Anni prima gli avevo fatto fare una affichette, da un amico carissimo e molto bravo, in occasione del Nobel che gli era stato conferito nel 1982; una grafica molto particolare, con il volto dell’autore che scivolava fuori dalle pagine variopinte dei suoi libri: gli era talmente piaciuta (si era riconosciuto, mi disse quando poi lo incontrai) che volle parlarmi di persona della copertina de “l’amor”, per un ultimo aggiustamento da lui richiesto: l’inserimento di un battello con la bandiera gialla che segnalava i malati di colera a bordo, che cercammo e trovammo insieme su un libro della Carmen.

Ero andata a Barcellona dopo che una mattina Leonardo Mondadori si era precipitato nel mio ufficio strillando in un modo piuttosto inconsueto per lui che il Gabo voleva conoscermi e chiedeva che andassi a incontrarlo a Barcellona.

In occasione dell’incontro catalano gli avevo fatto firmare dediche per i figli, per i colleghi, e persino per Leonardo che non aveva mai incontrato l’autore, nonostante la Mondadori ne avesse acquisito i diritti. Poi eravamo rimasti in contatto, soprattutto telefonico e quando si pubblicò la raccolta di racconti “Dodici racconti raminghi” di cui dovevano scrivere Stella Pende e Irene Bignardi, chiese che andassi a Città del Messico per accompagnarle e per scattare delle foto.

Quando andai in Messico per quell’incontro era l’anniversario della scoperta dell’America e ricordo un tristissimo corteo di gente che manifestava ‘contro’ la scoperta, allo Zocalo, davanti alla cattedrale. Nei dintorni delle interviste che Irene Bignardi e Stella Pende gli fecero in quei giorni, Gabo mi portò un po’ in giro, facendo da autista, con Mercedes – la moglie – che interloquiva preoccupandosi soprattutto degli aspetti pratici che a Marquez sembravano superflui…

Al ritorno in Italia alle sue parole si mischiarono inevitabilmente le immagini della sua casa al Pedregal, piena di verzura e fiori e mosaici e azulejos che riecheggiavano nella mia memoria come il visual della sua poetica.

Non pensavo che avrei incontrato di nuovo il Gabo – non avevo occasioni di viaggio in Messico, né in Colombia o a Cuba; continuavo però a incontrare sempre più di frequente scrittori, giornalisti e poeti latino americani, in un crescendo – mi pareva – innescato proprio da lui e a lui tutti si riferivano, come alla bandiera di una poetica che si andava affermando.

Ma l’anno successivo al mio viaggio, in prossimità del Campiello, Mondadori sapendo che Marquez sarebbe stato a Venezia per il Festival, mi chiese di chiamare la Carmen Balcells e di arrangiare un incontro con l’autore per il pranzo veneziano della casa editrice.

C’era il sole, dunque. e c’erano la solita marea di eleganti invitati – autori, signore, giornalisti e alcuni manager editoriali. La Mondadori era, come si suol dire, sulla bocca di tutti, il lodo, Berlusconi, l’incongruenza – vera o appariscente che fosse – tra un mondo dei libri piuttosto rarefatto e certo chiuso e l’uomo delle tv, che però non perdeva occasione di dichiarare il suo amore sviscerato per la carta stampata. E poi – ovviamente – i giornalisti, un altro mondo ancora (oggi diremmo “una casta”).

Mi sentivo a disagio perché la presenza del “dottore”, come lo chiamavano tutti e anche noi in casa editrice, faceva a cazzotti con l’uomo semplice ma assoluto che avevo conosciuto negli incontri precedenti. Di Berlusconi non avevo minimamente accennato alla Carmen – era solo un sospetto che avevo, ma non potevo permettermi di porre condizioni (nonostante le ritenessi imprescindibili) al mio editore – e avevo la sensazione di avere collaborato a un trabocchetto veneziano di cui Gabo sarebbe stato vittima. Inoltre Berlusconi era troppo in tiro, con uno di quei suoi vestitoni blu che avevano il compito di farlo sentire chic e a posto (e forse snellirlo), in ogni circostanza: solo che in quel frangente mi sembrava un po’ fuori luogo (non ho mai capito perché), poi c’era Leonardo agitatissimo, orgoglioso e felice come un bimbo e poi Franco Tatò che si era preparato un discorsetto in spagnolo e se lo provava tra sé e sé … ma quando Gabriel Garcia Marquez sbarcò e fece il suo ingresso in quel giardino apparecchiato sontuosamente, con i fiori e le signore e il sole che occhieggiava tra le frasche che lo bordavano, seguito dalla Mercedes (“por supuesto”) , il gruppetto di uomini frementi di curiosità e ambizione di cui ero ostaggio, stritolata e angosciata, fece qualche passo verso l’augusto autore e Berlusconi sopravanzava cordialissimo, la mano tesa. Gabo storse un po’ la testa e protestò che ‘non aveva fame’ e poi, con un’occhiata rapida in tralice: “parece un gangster” e voltò i tacchi verso un naviglio in attesa, e sparì dalla vista dei suoi editori, in uno svavillio di acque e fronde lucenti.

Silvana Biasutti

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Giuseppe Mussari, il Beppe Chic del Monte dei Paschi

Che era un fenomeno lo si sapeva già da prima che venisse fatto presidente del Monte dei Paschi, dai tempi di quando giovane studente universitario girava con l’eskimo e tentava di cambiare il mondo facendo l’alternativo guardando l’esterno da dietro le comode finestre di viale Curtatone.

Una volta finito chissà come presidente della banca senese la potenza della scrivania ne ha cambiato stile: il capello è stato leccato dalla mucca, la scarpa è diventata a punta, c’era chi ne baciava le impronte, chi benediceva la sua presenza, chi lo invitava a ogni bruschetta di Contrada.

Succede ai potenti quando finiscono nella polvere di essere dileggiati e sbeffeggiati. L’incauta acquisizione di Antonveneta, partorita da menti sopraffine di chissà dove lo ha lanciato prima nell’olimpo, poi a fari accesi nella polvere.

Quanti lo leccavano ora lo dileggiano e lo insultano cercando di rifarsi una verginità. Per il noto coraggio dei vigliacchi.

Passa le giornate a cavallo con Aceto, il grande fantino del Palio, uno dei pochi amici rimasti che non lo ha rinnegato.

Mussari è un bischero ma non può aver fatto tutto da solo.

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Porta forbici Alta Moda Fashion

L’arte del riciclo e del riuso, un po’ persa dalle generazioni dell’usa e getta che non sanno coniugare il verbo riparare.
Mocassini e guanti da lavoro che una volta svolto il loro delicato lavoro diventano strumenti diversi da alta moda su cui i maggiori stilisti e le più pregiate case di moda vorrebbero detenerne i diritti.
Una versione di portaforbici leopardata con perizioma per il contadino moderno è già pronta ad essere sfornata presso l’antanista Cavalli.
Peccato che i diritti di questi porta forbici gioielli le detenga Vasco detto Il Pipa.

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Oliveta di Vertine 13 aprile 2014

Ringrazio me per aver preparato all’inizio dell’anno le basi di appoggio (per tavoli e panche) infilati nel terreno.
Quanti sono venuti per passare una giornata piacevole e un saluto particolare a quei bambini che erano venuti per giocare e correre nel prato più che mangiare.
La grandine e il diluvio hanno movimentato la giornata e resa ancora più divertente e da ricordare, quindi ringrazio anche gli invidiosi che pregano sempre che piova.

Filippo a servire tagliatelle al sugo fino all’ultimo, Federika, Marcella, Stefania, Filippo, Ilaria, Elisabetta, Roberta, Rossella, Frida e Lapo, Barbara e Cristina.
I grandi vini di Caparsa, Palazzo di Piero, Monteraponi, Il Marroneto, Mastrojanni, Podere Erbolo, Borgo Scopeto, Gian Luca Morrocchi.
Il proposto che il giorno prima aveva detto la messa del sabato delle palme.
Le foto sono di Gianni Mecocci.
Alla prossima.

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La Porta dei Bischeri cerca una nuova cantina

Chi non ha testa abbia gambe.
La polvere aveva appena preso a sedimentarsi sulle botti, damigiane, bottiglie e tanti, tanti fiaschi di vino invenduto dopo il trasloco dalla cantina della vigna bruciata a Colle ai Lecci per arrivare alla cantina/deposito di San Donato in Perano che già quel povero vino deve rimettersi in viaggio e in cerca di casa.
C’è chi principia a sostenere fuori tempo massimo che quest’armata Brancaleone sia vittima di una persecuzione finendo per dimenticare (pur sapendo bene) chi sono e cosa hanno fatto a persone e territorio che li ospita e finendo per accomunare splendide aziende e splendide persone a questa banda di abominevoli. Vero Davide Bonucci dell’Enoclub di Siena?
L’aver concluso un contratto di affitto non con il tribunale che detiene l’amministrazione del locale che ospita il loro poco vino prodotto, ma con chi non ne aveva titolo è l’ultima perla di questi coglioni.

Una grande azienda ha preso in affitto vigne e cantina di San Donato per le giuste vie di legge e ha chiesto galantemente a questi baccelli di levare velocemente di mezzo il loro invenduto e la loro polvere.
I poveri sognori Howard e Marion come sempre saranno felici di ricevere queste notizie e di pagare stipendi a questa mandria di bischeriiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiii!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

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Tagliolini in brodo alla vertinese

Parafrasando il conte Mascetti guardando all’alluvione di Firenze dal Piazzale Michelangelo dentro il film Amici Miei si dice: ” Dio Madonna che squallore quest’uliveta… pare Venezia!”
Eppure si era partiti con le previsioni del tempo a favore e le perturbazioni che erano solo mentalmente ignorabili finchè al momento di mettere la pasta nel calderone dell’acqua parevano impossibili.
Invece una giubbata d’acqua e grandine ha rinfrescato la giornata e ha messo in risalto evidenti realtà come il cuore e la voglia che si mette nel fare, come l’umido amore per questi sassi e la voglia di stare insieme.
A Filippo che fino all’ultimo ha servito una pasta al ragù da campionato del mondo, a Federika, bagnata fin nelle mutande, a Gianluca a cuocere salsicce e rostinciana sul forcone, a Patrizio a mangiare con l’ombrello sotto il leccio, a Stefania a fare l’ufficiale di collegamento fra il casotto, le macchine, le persone, i bambini.
A Barbara a mangiare al riparo del tavolo, a Gianni a fare foto senza tregua, a Elisabetta che aveva rapinato un orto, Rossella, Marcella da Pavia fin qui per pigliare pioggia, Ilaria, Filippo, Vasco detto il Pipa, Cristina, chiunque c’era e certo non mi dimenticherò di nessuno.
La Rondine piccina.

Tanti altri da ringraziare con la prossima infornata di foto.
Alessandro Mori, il cui Brunello Madonna delle Grazie 2008 meritatamente pluripremiato da stelle, bicchieri, guide di ogni parte del mondo ha visto le proprie bottiglie accanto al fuoco piantate nella cenere e nel fango dell’oliveta di Vertine da parte di chi ancora nonostante la pioggia cuoceva per tutti, invece di andare in esandescenza ha capito che i ragazzi che le avevano piantate, apprezzavano il gran pregio del vino che prima di andare disperso andava bloccato, e commosso ha immortalato le bottiglie come la miglior recensione mai avuta.
A quanti c’erano da ogni dove, a quanti capiscono lo spirito fraterno che smuove queste cose, al paradiso impegnato dal recepire aggettivi… arrivederci alla prossima perturbazione.

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Insegnare la bellezza e un pensiero per l’ANT

“Se si insegnasse la bellezza alla gente,  la si fornirebbe di un’arma contro la rassegnazione, la paura e l’omertà.

All’esistenza di orrendi palazzi sorti all’improvviso, con tutto il loro squallore, da operazioni speculative, ci si abitua con pronta facilità, si mettono le tendine alle finestre, le piante sul davanzale, e presto ci si dimentica di come erano quei luoghi prima, ed ogni cosa, per il solo fatto che è così, pare dover essere così da sempre e per sempre.

È per questo che bisognerebbe educare la gente alla bellezza: perché in uomini e donne non si insinui più l’abitudine e la rassegnazione ma rimangano sempre vivi la curiosità e lo stupore”.

Parole di Peppino Impastato, mentre in questi giorni che precedono la Pasqua, nei centri commerciali e negli ospedali della Toscana e d’Italia i volontari dell’ANT propongono le colombe e le uova di Pasqua che andranno a finanziare questa benemerita e cara associazione che tanto fa per le persone in difficoltà.
Non facciamo finta di niente…. basta poco per regalare un sorriso agli altri.

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I macchiaioli moderni

Difficile stilare un metodo di contemplazione o una scala graduata per  capire dove stia l’arte o l’imbrattamento dei muri.
La soggettività del piacere passa indifferentemente da un piota di merda acciambellata, un voto a Berlusconi. un calice di Brunello o mutande e borsa leopardate di Cavalli.

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Con l’operazione Fuente, la Guardia di Finanza scopre nuovo olio contraffatto

A seguito di una complessa indagine, iniziata nei primi mesi del 2013 nell’ambito delsettore oleario, coordinata dalla Procura della Repubblica di Siena, la Guardia di Finanza – Nucleo di Polizia Tributaria – di Siena e l’Ispettorato Repressione Frodi (ICQRF) del Ministero delle Politiche Agricole hanno eseguito ieri e in queste ore 15 perquisizioni in tutta Italia (Toscana, Umbria, Lazio, Campania e Puglia) presso importanti aziende e stabilimenti operanti a livello nazionale ed internazionale.
Nel corso dell’attività investigativa, che vede al momento 35 indagati per i reati di frode in commercio e riciclaggio merceologico, la Procura di Siena, mediante l’apporto degli ispettori dell’ICQRF e dei militari delle Fiamme Gialle senesi, ha portato alla luce un vasto fenomeno di frode finalizzato alla commercializzazione di enormi quantitativi di olio extravergine di oliva, di scarsa qualità illecitamente ottenuti all’estero, ricollocati sul mercato nazionale – attraverso illecite miscelazioni non rilevabili alle analisi ufficiali – con l’interesse di numerosi imprenditori italiani operanti il confezionamento e il commercio sul mercato interno ed internazionale.
Anche grazie ad un’articolata attività di monitoraggio degli oli in arrivo nei principali porti nazionali, eseguita già nel corso del 2013, le complesse ed innovative investigazioni svolte dalla p.g. operante hanno svelato, tra l’altro, l’introduzione sul territorio nazionale di oli cosiddetti “deodorati”, cioè sottoposti a trattamenti industriali di raffinazione (non consentiti nella produzione di olio extravergine di oliva) in grado di eliminare odori e sapori sgradevoli da una materia prima di scarso pregio e qualità e pertanto, come tale, inutilizzabile per l’ottenimento di oli extravergini.
Le indagini, che vedono coinvolti altri contesti territoriali sia nazionali che internazionali, sono tuttora in fase di sviluppo al fine di delineare il quadro complessivo della frode olearia che contempla non soltanto aspetti di natura penale, ma anche evidenti ed interessanti profili di natura economico-finanziaria, suscettibili di ulteriori sviluppi.
In ogni caso il P.M. procedente dott. Aldo Natalini non scioglie le riserve sulla possibile estensione del fenomeno che coinvolge numerosi operatori del settore, sia nazionali che esteri.

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