Sangiovese in fiore e Radda nel Bicchiere con i vini della Valtellina

“Gli uomini sono come il vino:
non tutti i vini invecchiando migliorano;
alcuni inacidiscono.”

Eugenio Montale

Fiorisce il sangiovese nelle vigne mentre casca il ventannale di “Radda nel Bicchiere“, rassegna dei vini raddesi che scaldano i palati e i ventricoli degli appassionati di vino.

Da segnalare, per sabato 30 maggio, la degustazione comparata dei raddesi con i vini della Valtellina e a seguire, alle ore 16, presso la sala del podestà del comune, una degustazione di vini nonni curata dall’Enoclub di Siena con questi attori:

Il Sodaccio di Montevertine 1995
Chianti Classico Riserva Bugialla Poggerino 1995
Chianti Classico Pruneto 1996

Chianti Classico Riserva Vignavecchia 1999

Chianti Classico Riserva Monterinaldi 1999

Chianti Classio Riserva Colle Bereto 1996 o 2000
Chianti Classico Riserva Brancaia 2002
Chianti Classico Riserva Doccio a Matteo Caparsa 2003
Chianti Classico Riserva Il Campitello Monteraponi 2004
Chianti Classico Val delle Corti 2005
Chianti Classico Barlettaio 2006
Chianti Classico Riserva Montemaggio 2006
Chianti Classico L’Erta di Radda 2009
Chianti Classico Riserva Castello di Radda 2009
Chianti Classico Riserva Istine 2012

altre vecchie annate da comunicare:

Campaccio
Livernano

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Al bivio di Porcignano, poco distante dal sito etrusco di Cetamura, è stato scaricato un camion di cavi di plastica

Da un lato il camioncino di carton gesso gettato nel mese di marzo da qualche immane farabutto ai piedi del sito etrusco di Cetamura,  dall’altro lato della strada, il fresco ritrovamento a ridosso del bivio di Porcignano dove qualche anima immonda ha gettato una camionata di cavi di plastica di vari colori perchè non ha il tempo di fare la medesima cosa presso qualche discarica comunale. Un cittadino modello che merita tutta l’attenzione di chi ama un mondo un pochino appena differente.

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La generazione del filo spinato, del diciottesimo leccio e della feritoia 14

Non c’è paese che non abbia una targa o un monumento recante i nomi dei residenti caduti nella grande guerra: la generazione del filo spinato.
Vertine, nel suo piccolo ha 17 persone che non sono tornate a seminare grano, cogliere ulive e vendemmiare e alla loro memoria è dedicato il parco di lecci.
Per una scelta di armonia estetica le piante sono 18, le vittime 17 e la pianta senza targa metallica con il nome del defunto è un palo lungo e secco che non è cresciuto con la vigoria delle altre.
Chi non ha avuto un contatto diretto con i reduci di quel massacro, ascolta parole e canzoni del Piave mormorò sapendo poco di merda rimangiata per fame o di ufficiali che dal piano superiore gettavano alla truppa una midolla di pane intinta nell’olio dell’uovo per vederli accaparsi fra loro.
Un libro, un film, una feritoia, la 14, per sapere e capire. Il libro è “Un anno sull’altopiano” di Emilio Lussu, il film è “Uomini contro” di Francesco Rosi, la feritoia 14 è uno spioncino di osservazione tenuto sotto tiro costante da un cecchino austriaco dove i militari italiani si divertivano a far centrare legnetti, pezzi di latta e dove il nemico principale: il loro generale (che li spediva al macello senza criterio o li faceva bombardare dalla propria artiglieria), pur affacciandosi più volte, non venne colpito dal cecchino che, forse, si era appisolato. Maledetto cecchino distratto.

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Dianzi nel Chianti

Abbiamo fame di tenerezza,
in un mondo dove tutto abbonda
siamo poveri di questo sentimento
che è come una carezza…

Per il nostro cuore
abbiamo bisogno di questi piccoli gesti
che ci fanno stare bene,

la tenerezza
è un amore disinteressato e generoso,
che non chiede nient’altro
che essere compreso e apprezzato.

Alda Merini

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Il settimanale “In Chiantisette” ricalca la foto dei tubi di plastica all’interno del castello di Brolio

“E’ fatto divieto a chiunque, anche ai sensi della legge sul diritto di autore, di riprodurre – in qualsiasi modo e con qualsiasi mezzo – le opere giornalistiche contenute e pubblicate sul presente giornale. La proprietà e i diritti di sfruttamento delle opere ivi contenute sono riservate all’editore”.

Questo è il declaimer che si legge nella terza pagina del settimanale “In Chiantisette”.
Nelle locandine  affisse davanti alle edicole del Chianti (Radda, Sotto Vertine, Castellina) e nelle zone limitrofe fino a Vernio e Quarrata, campeggia la notizia de “Il castello di Brolio assediato da estintori, tubi e cavi elettrici”.
Il settimanale, formato tabloid, riporta la notizia corredata da una foto delle merlature del castello dove passano tubi di plastica al cui interno scorrono presumibilmente cavi elettrici.

L’articolo, a firma di Claudio Coli inizia affermando che il castello di Brolio “è uno straordinario esempio di revival di arte gotica” dove, all’interno del glorioso maniero scorrono ” tanti cavi del telefono sui muri, allacci della corrente e fili che percorrono mura e archi, forature, estintori e cassette di metallo incassate nelle pareti, tubature di plastica sparse fra merlature, archi e lungo i camminamenti, come testimoniano alcune foto comparse in rete”.

Tutto vero, dato che notizia e foto escono da questo blog, come è vero che nè l’autore dell’articolo, nè l’editore hanno chiesto l’utilizzo della foto prima della pubblicazione sul giornale, nè sono citate fonte e autore.

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La Certosa di Pontignano e il chiostro della rondine

La Certosa, situata a pochi chilometri da Siena, nel comune di Castelnuovo Berardenga, sorge su un colle che guarda da lontano l’antica città  medievale.

Venne fondata nel 1353 dai padri certosini e ampiamente ricostruita nella seconda metà del ‘500 a seguito delle distruzioni delle truppe imperiali filo papali nel corso della guerra di Siena.

Il complesso architettonico è diviso in tre parti. Intorno al chiostro grande le celle dei padri certosini, poi la parte dedicata ai conversi e infine intorno al chiostro piccolo, la chiesa, il capitolo, il refettorio: vera e propria anima del corpo architettonico.
Attraversando il chiostro piccolo, si accede al chiostro grande e qui giunge un senso di pace, un richiamo al silenzio, rotto dagli unici suoni che sono le voci delle rondini.
Le rose con il loro profumo abbelliscono maggiormente il chiostro.
La chiesa conserva pochi elementi Trecenteschi, rimaneggiata nel Rinascimento mostra una navata unica con tre ampie volte a vela e Interamente affrescata in ogni suo lembo con storie dedicate a S. Pietro e Brunone di Berardino Poccetti, fiorentino, Francesco Vanni, senese e con storie del Cristo realizzate da artisti minori del XVI secolo. L’elegante coro ligneo di Domenico Atticciati, abbraccia la chiesa come un’iconostasi.
I Certosini lasciarono Pontignano alla fine del Settecento, i Camaldolesi la abbandonarono a seguito delle soppressioni napoleoniche. Già di proprietà dell’università di Siena, oggi è residenza d’epoca.
Infine, uno sguardo al piccolo ma pregevole giardino all’italiana, in cui la perfetta simmetria delle linee definisce lo spazio fatto di siepi, fiori, mille varietà di rose, limoni e un viale prospettico in cui le viti disegnano con maestria, l’ultima romantica linea geometrica.

Ilaria Sciascia

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Francesco Carfagna, vignaiolo all’isola del Giglio ritratto da Francesca Ciancio su Life Taste tv con una carezza nel ricordo di Giovanni Falcone

Mollare un lavoro sicuro, scegliere di vivere su un’isola, riprendere il lavoro in campagna, fare il vino dove non si faceva più, provare a essere felici ! Cinque frasi per raccontare la storia di Francesco Carfagna, vignaiolo dell’Isola del Giglio, con l’azienda Altura. ”Vino e vita” c’è scritto sulla brochure aziendale. E di questo che si tratta, scegliersi un lavoro che piace in un posto che piace, provando a guadagnarci il giusto. Condivisibile o meno, è una scelta di un rigore assoluto, che lascia poco spazio ai fronzoli.

Certo, il  Giglio non è un posto sperduto: poche miglia lo separano dalla costa toscana, ma c’è stato un passato neanche tanto remoto, in cui l’isola bastava a se stessa, grazie alla  campagna coltivata, ai  pascoli per le capre, ai tanti terrazzamenti a vigneto. Economia di sussistenza suona male, ma c’era tutto ciò che serviva. Oggi, invece, un paio di giorni di mare mosso complicano non poco le cose. Della Costa Concordia non si parla volentieri.

Per fortuna il relitto non c’è più, ma con sé ha portato via  diverse promesse non mantenute. Il risarcimento per il comune ammonta intorno ai 300 mila euro, ristoranti e albergatori hanno speso di tasca loro e, a quanto pare, nessun grazie ufficiale è arrivato agli abitanti del Giglio. Ma l’estate che arriva è libera da quella carcassa e questa è una buona notizia.

Francesco Carfagna sull’isola ci andava da ragazzo per le vacanze. All’epoca viveva a Roma, lì diventa insegnante ed esercita in un liceo a Firenze. Insegnare gli piace ma vede la scuola come una caserma. Nel 1985molla tutto e si trasferisce al Giglio, primo lavoro, il muratore.

Continua………………..

Francesca Ciancio


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Il giardino all’italiana della Certosa di Pontignano

Questo è anche il posto dove l’attore Luca Zingaretti (il Montalbano nazionale) ha girato lo spot per una compagnia telefonica vestito da frate…

Il modo migliore per approdare alla certosa di Pontignano, sarebbe lasciare la macchina al paese di Ponte a Bozzone, e dirigersi a piedi lungo la via che porta al complesso religioso. Una passeggiata di appena due km, fatta  tra boschi di quercia e olivete, regala la giusta atmosfera, prima di inoltrarsi all’interno di questo luogo ricco di storia. La certosa  è dedicata a San Lorenzo: nata come monastero di clausura nel 1343, fu fortificata in seguito dai senesi, per proteggerla dagli attacchi fiorentini.

Nel corso dei secoli, ha subito attacchi di ogni tipo, contro i dominatori spagnoli, i tedeschi, ma ha sempre saputo risollevarsi, proponendosi ogni volta più bella negli edifici.

Nel 1810 a causa delle leggi napoleoniche, la certosa fu soppressa, e assunse il compito di villa fattoria, sede di patronato. L’ultimo proprietario è stato Mario Bracci, il “Magnifico Rettore”, che l’ha poi donata all’Università di Siena, che l’ha adibita a centro di studio.

All’interno della chiesa, si possono ammirare gli affreschi di Poccetti e Cassini, il coro ligneo dell’Atticciati.

Ma a Pontignano si viene anche per ammirare gli stupendi giardini. Per prima cosa i chiostri: il primo da il benvenuto con due bellissimi lecci secolari, perfettamente sagomati, e una bordura di rose, lungo tutto il perimetro contornato da colonne. Al centro, si mostra bello fiero l’antico pozzo dell’acqua, pozzo che ritroviamo anche nell’ultimo chiostro nel mezzo di un bel prato, adorno di bordure di boxus.

Affacciandosi alla terrazza, si può ammirare il giardino all’italiana: dall’alto, con le aiuole sagomate, ricolme di fiori che creano tanti mosaici diversi.

Scendendo la doppia scala, non si può far a meno di contemplare la minuziosità della ringhiera fiorita,e la maestosità del glicine che risiede accanto.

Un giardino protetto a sud da un boschetto di lecci e a nord dalla limonaia, una stanza con enormi finestre e, soprattutto un esplosione color arancio alle pareti, data dalle splendide bignonie in fiore.

Nel centro del giardino, spicca la peschiera, controllata a vista da agrumi in conche di cotto dell’Impruneta ricche di anche di ortensie e hosta. Due grandi cipressi, sorvegliano la galleria vegetale che immette nel frutteto, altra delizia da non perdere.

Stefania Pianigiani

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Lo stato instabile della chiesa di San Marcellino in Colle

Piccola chiesa dell’anno mille che barcolla accanto alla lucente cantina di Rocca di Montegrossi e posta alle pendici del giallo che ha intonacato recentemente il castello di Cacchiano.

Sorretta dal lato sud da un arbusto di rose rosso carnoso e dalla clemenza di pioggia e neve che ne potrebbero fare, a piacer loro, una raccolta di sassi sfusi misti a qualche tegola rotta.

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La fisarmonica di Giannetto sotto le stelle degli ulivi di Vertine

Una passeggiata fra le parti più intime del Chianti traversando vigne e sentieri di bosco che conducono a San Piero in Avenano, dove il tempo non passa e ha sedimentato ciò che un territorio in tanta parte non è più, rileccato di antani.
Muretti, mura sbrecciate, buche ripiene di piccioni, vento si intrufola nelle fessure di storia, un lavatoio fornito di acqua corrente, cisterna di acqua piovana, parietaria (vetriolo) incolta e ciliegio immenso.
Salendo sulla costola del poggio ad un certo punto spiana sulle ginestre con sulla sinistra stesa la chiara fisionomia soda e irruente di Vertine.
Ancora pochi passi, olivi, erba tagliata di fresco, il grande noce, il gallo dipinto su sasso di Renato Ferretti, il monumento ai caduti con la rondine di Fabio Zacchei derivata da un passo di una poesia di Pascoli in ricordo dei vertinesi colpiti da una vigliacca cannonata tedesca….. e sotto la brace.
Quel calore di legna che cuoce salsicce, quel rosso rubino nei calici le accompagna, quel suono di fisarmonica si libera giocoso fra le frasche degli ulivi, con Giannetto Catinari che intona “Romagna, Romagna miaaaaaaaaaaa”, inno delle piste da ballo e delle aie.

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