Gli scarti agricoli e forestali non sono rifiuti e si possono bruciare

La legge 116 dell’11 agosto 2014, di conversione del decreto legge 91 (emanato il 24 giugno 2014), entrata in vigore il 21 agosto 2014, afferma che gli scarti agricoli e forestali non sono “rifiuti”: si possono bruciare, e non c’è bisogno di autorizzazioni e di ordinanze dei Comuni. Naturalmente, tutto questo è possibile soltanto al di fuori del periodo ad “alto rischio” per gli incendi boschivi, che in Toscana quest’anno, salvo proroghe, termina il 31 agosto prossimo.

In estrema sintesi, dal primo di settembre si può tornare a svolgere la normale pulizia dei campi dalle potature che qualche scarpa a punta nei mesi scorsi aveva fatto di tutto per far rientrare fra la categoria dei rifiuti.

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Sformato di broccolo calabrese di Antonella Clerici

Hanno voglia a disintegrare i corbelli tutta la serie di cuochi televisivi che ronzano intorno alla Clerici che non potrà mai ambire ad essere un tre quarti di porzione di una coscia di Ave Ninchi.
L’indotto di cuochi televisivi che ancora non si è buttato in politica (ma c’è da scommettere che staranno poco vista la carica di donnine della messa delle cinque che li sostiene e divora con gli occhi) con tutta la carica antanica dal diametro della padella alla fonduta d’acciaio la costituisce, al colore delle presine salva mani fino ad arrivare ai maledetti piatti quadri o tondi e fondi (da introfolare a chi li sostiene di traverso per via anale), poco possono se ciò che offrono e propongono non cresce e nasce con le dovute rime.
Il terreno che ospita questo delizioso cavolo calabrese è un morbido lavoro di vanga con un ripieno di terriccio realizzato con organico casalingo maturato due anni dentro al quale si trovano tutti i microelementi che consentono alle piantine di stare bene e svilupparsi in salute.
La base di ogni piatto è la salubrità e il tempo di crescita giusto di ogni ingrediente, non l’ego del cuoco, non le pocce della Clerici che strabordano nel piatto senza sugo di nulla.

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Francesca Ciancio nata sotto il segno del leone

Un volto modellato e addolcito dalle intemperie di una commedia di Edoardo, dal profumo di agrumi della costiera amalfitana e da un Vesuvio che non si ricorda se essere vulcano o semplice montagna.
Il grigio cupo di una sera di tuoni che non piove e il sole improvviso che illumina i lineamenti fra due carboni dipinti da Guernica.
Una penna estrosa di sapori e sentimenti che scrive su Repubblica e cento altri giornali, una nespola che si veste con un saio da cantante gospel ad una premiazione in Sicilia, come intimorita dalla sua stessa bravura.
Entra oggi nei due volte venti questa penna stilografica che si chiama Francesca Ciancio.

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Vertine, San Donato in Perano e il cipresso nato nel muro di Vistarenni

Un breve itinerario di bellezza a piedi nel Chianti, un percorso che si compie agevolmente in quaranta minuti a passo di danza che permette di rigenerare i pensieri, dar fiato ai polmoni, smuovere le papille gustative degli occhi e arrivare con lo sguardo fino alle pendici del Monte Amiata.
Partenza da Vertine, perchè da Vertine ha senso partire, leggera salita del cimitero, inizio dello sterro, costeggio del frantoio e del Podere Erbolo con con botti innalzate sul muro, leggera discesa, oliveta sulla destra, chiudere gli occhi per l’oscena cantina gialla di San Donato.
Leggera salita, madonnino e cipresso, vigne e nuvole spennellate nel celeste, immensa diritta dove hanno dato un tocco di liberazione i mezzi storici della seconda guerra alcuni mesi fa.
Cancello di ingresso di San Donato in Perano sulla destra e di fronte strada fra i cipressi che si inerpica leggermente fino al punto poggio quasi dell’altezza dei ruderi della torre di Montegrossi con una visuale di sangiovese da commozione e Chianti e poi Amiata nel lontano sfondo.
Si va avanti sotto l’ombra di pini e querce, poi la strada scende, si apre al cielo e si sconnette nel suolo, ma a piedi si percorre ad occhi chiusi.
Lo scroscio dell’acqua di un deposito, muretti a secco, una casa colonica, un viale di cipressotti scornificati dai daini e una chiesina piccina e deliziosa.
Si torna indietro, si circumnaviga la villa di Vistarenni e si arriva al melo sotto al quale c’è la stupenda presa fotografica della villa omonima di proprietà degli Strozzi, della famiglia Sonnino, del produttore cinematografico Fanfani e della rallysta Tognana.
Sul muro sottostante la villa una nicchia di madonnino celeste e un cipresso splendidamente nato nel muro medesimo.

Si torna indietro rimirando con calma le ondulatorie già viste o si scende per Visterennuzzi, Lucarelli, Le Piana, la Vigna di Gianluca, Colto alle Bolle, Vertine, ma questa è una camminata già vista.

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I cerchi nel grano

Inizia tutto in Inghilterra all’inizio degli anni ’80, quando dei talentuosi burloni, con pochi e semplici utensili quali corde e assi di legno, formano fra le spighe tutta una serie di cerchi dando fiato ai fogliacci da parrucchiera su ipotesi di atterraggi di dischi volanti.
Di quegli anni anche la burla dei tre livornesi che producono le famose teste di Modigliani e le mettono in un canale della città dove si presumeva che lo scultore le avesse gettate.
Anni vitali, vispi e divertenti carichi di fantasia e giochi senza frontiere le sere d’estate.
L’evoluzione dei tempi poi considera il grano una materia prima da far coltivare nelle parti del mondo dove costa meno produrlo. L’Italia, grande produttore ed esportatore di pasta, è il primo importatore di frumento e la custode di campi incolti.

Una delle bandiere italiane nel mondo: la pasta, è fatta da grano proveniente da ovunque.
Del resto anche dell’olio siamo i primi importatori al mondo di unto mediocre.
Poi, dato che i tempi cambiano e tutto è denaro, i cerchi nel grano diventano un veicolo pubbliciario di grandi marche che lo usano per la propria propaganda.
Arte e pubblicità si alimentano da sempre a vicenda basti pensare ai tanti pittori che creavano i manifesti ottocenteschi o i disegnatori che creavano i personaggi dei caroselli.

Arte, osservazione, idee e lentezza che si sposano male con la velocità effimera dell’oggi dove si crea per distruggere, dove si inventa una oggetto o un’idea che dopo cinque minuti è obsoleta.
Renzi è al governo da pochi mesi e pare sia in quelle seggiole dai tempi di Andreotti.
Una mattina di maestrale, serve questo per ascoltare la voce delle spighe di grano che mature, si toccano fra loro in un fragrante silenzio.

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Palio 16 agosto 2014: Civetta

Il silenzio triste che si coglie passando fra le strade e i vicoli della Contrada della Giraffa che non prende parte al Palio per l’infortunio occorso al cavallo durante le prove che precedono la corsa. Il cavallo ha avuto un incidente stranissimo nella dinamica, ma sta bene.
Luciano Moggi che assiste al corteo storico da una delle finestre del Palazzo Pubblico mette una certa tristezza, a cui però fa da contraltare la presenza limpida e cordiale alla finestra accanto di Sonia Pallai (assessore al turismo) a spiegare e intrattenere ambasciatori e consoli su cosa sia il Palio.
Il drappello di Carabinieri a cavallo che rinfodera le sciabole dopo la carica sull’anello di tufo in uniforme di gala con i pennacchi al vento dopo aver ricevuto l’applauso di tutta la piazza e dopo aver ricevuto il giorno prima, l’agitare festoso dei fazzoletti dei bambini.
Lo sguardo distaccato dei bovi chianini che trainano il Carroccio, fra lo sventolare di bandiere cadenzato da suono dei tamburi. Lorenzo Monciatti alfiere della Torre.
Diverse persone si sentono male nonostante la giornata sia fresca e piacevole, fotografi che fanno ribrezzo perchè riprendono le persone a terra mentre arrivano i soccorsi.
La sorte inserita fra due canapi tirati che indica la posizione delle Contrade alla mossa e scombussola i giochi e le carte di chi pare favorito e si trova o di rincorsa come la Selva o in posizioni svantaggiate, affresco sintetico della vita.
Un Montone che vola alla mossa, ma scivola al primo San Martino, l’Aquila che prende il volo con dietro il capolavoro di Andrea Mari detto Brio che prima chiude la rivale Leocorno allo steccato demolendole cosi le ambizioni di vittoria e poi si concentra su come passare l’Aquila o sfruttarne gli errori.
Sorpasso che riesce al secondo giro all’altezza della mossa e che conduce la Civetta alla vittoria del Palio dipinto da Ivan Dimitrov con il nerbo alzato.
Le comparse del Leocorno che corrono subito via da piazza, mentre un altro popolo festeggia la vittoria di Andrea Mari reduce da un pesante infortunio lo scorso anno con il giubbetto della Lupa.
Vince la Contrada più piccina perchè al Palio c’è sempre una presenza piccina.

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I Carabinieri salutano i bambini delle Contrade

Durante le tre prove serali che precedono il Palio di oggi 16 agosto, i bambini delle Contrade occupano il palco che durante la carriera (corsa) ospita i figuranti del Corteo Storico.
La terza prova (serale,altre tre si corrono di mattina) detta Prova Generale è preceduta da un drappello di Carabinieri a cavallo che percorre l’anello di tufo della piazza al passo di carica in rievocazione della battaglia di Pastrengo del 1848.
Schieratosi di fronte al palco delle comparse colmo di bambini il drappello di Carabinieri a cavallo ha salutato con le spade alzate i contradaioli e i cittadini di domani i quali hanno ricambiato salutando i Carabinieri sventolando i fazzoletti con un mare di colori delle 17 Contrade.
Le foto sono de Il Cittadino On Line, Andrea Pagliantini, Alessia Bruchi.

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Il paesaggio, la Regione e altre verità: il piano della Toscana sarà smentito dai fatti?

Lo scorso 5 luglio, a pagina 18 de “il Fatto Quotidiano”, ho letto un articolo a firma di Tomaso Montanari (“Il Piano che salva il Paesaggio”). Un articolo davvero incoraggiante, da cui cito il seguente paragrafo: “I segnali che vengono dall’amministrazione regionale toscana, per bocca del presidente Enrico Rossi e dell’Assessore Anna Marson, sono molto incoraggianti, forse questa regione, così ricca di civiltà e di meriti potrà segnare una svolta.”.

Nell’articolo Tomaso Montanari aveva fatto sue le parole di speranza con cui Salvatore Settis (presidente del FAI) concludeva un suo libro sul paesaggio italiano, e in questa Italia in svendita un cittadino non può che sentirsi sollevato all’idea di abitare in una regione in cui la politica sa anche esprimere concretamente azioni di salvaguardia e di tutela nei confronti del paesaggio. Di quel bene che non a caso sta alla base di un’economia rilevante in questa regione. Sì, perché la Toscana non è nota in tutto il mondo per i vini e i formaggi, ma prima di tutto per il paesaggio e l’arte. E se il Brunello di Montalcino (giusto per citare il pivot enologico regionale) ha carisma internazionale, il paesaggio in cui esso cresce e viene fatto è il punto di partenza di questo successo, non altro.

Orbene, io scrivo queste righe in accompagnamento di un comunicato che lancia un allarme terrificante; perché se è vero che la Regione Toscana ha redatto un magnifico Piano Paesaggistico Regionale, in questo comunicato si avverte il lettore che il suddetto Piano nei fatti verrà smentito e che il paesaggio, in cui nascono vini, olio extravergine, formaggi, farro e i profumi della mediterraneità, è minacciato da un’idea di business che con il Grand Tour (con cui il nostro paese è divenuto la base formativa della cultura europea) non ha assolutamente niente a che vedere, anzi nei fatti sarà una negazione del Piano Paesaggistico. E sappia – chi legge – che sto parlando della zona al confine tra le terre di Siena e la Maremma, Amiata incluso.

Sento lamentele sul turismo che decresce e posso solo immaginare quali saranno i dati del turismo, quando il visitatore, tra bosco e vigne, tra un casale ‘tipico’ e il profilo di un colle si troverà ad ammirare una centrale geotermica, una delle decine di centrali geotermiche di cui la Regione Toscana ha concesso la progettazione tra Val d’Orcia, Amiata e Maremma; tra Montalcino, Montenero, Castel del Piano e Cinigiano.

La stessa Regione che ha messo a punto uno degli strumenti più avveniristici ed efficienti per proteggere quel bene che è la sua stessa anima. Visitare il sito della Regione per credere.

Mi auguro – lo spero con tutto il cuore – di essere smentita; mi auguro che tutto il lavoro di migliaia di persone, nate qui per la maggior parte, ma anche arrivate in questa terra attratte dalla sua bellezza, non vada in fumo e in vapore. Mi auguro – lo spero con tutto il cuore - che la politica scelga di essere al servizio del bene dei cittadini tutti, e non del business di alcuni.

Silvana Biasutti

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No allo scioglimento del Corpo Forestale dello Stato

Il Corpo Forestale dello Stato, rischia di essere sciolto per confluire nella Polizia di Stato per effetto del decreto sulla Pubblica Amministrazione firmato dal ministro Marianna Madia.

Possibile che i 7620 Forestali italiani, meno, cioè, dei Vigili urbani di Roma, pesino nel bilancio dello Stato così tanto da rendere necessario il loro riassorbimento nella Polizia di Stato?
Fra i compiti della Forestale la prevenzione e repressione degli incendi boschivi, la repressione dei reati connessi al traffico di rifiuti e delle frodi agroalimentari, la sorveglianza dei Parchi Nazionali e delle piste ciclabili, il controllo sul taglio dei boschi ecc.
Una volta che il Corpo sarà assorbito dalla Polizia non si capisce come continuerà a svolgere le sue mansioni di controllo e tutela ambientali.

Su Change.Org una petizione da firmare e inviare al Presidente Renzi per non farne di niente.

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La terra del Chianti, la mamma dei sassi è sempre incinta

Nel Chianti o trovi un sasso o trovi un bischero.
E molto spesso si trovano tutti e due dato che la mamma dei sassi è sempre incinta e i bischeri sono un punto di vista.
Fra i sassi c’è un po’ di terra arida che produce eccellenze per quei pochi si possono permettere di usfruire di un’agricoltura dura e difficile e ci sono dossi di difficoltà e di impatto burocratico e quota fissa da riconoscere, oppure c’è chi si inventa la pietra filosofale che trasforma l’alberese in oro sotto forma di illusioni, per l’effimero fuoco fatuo di un movimento di cemento che svilisce un luogo invece della capacità di guardare avanti umilmente e progettare un futuro che non siano i soliti maneggi e i soliti padrini a cui si dovrebbe baciare le mani per avere “una vita normale”.
E’ consigliabile, in questa calura estiva, la (ri)lettura delle Cosmicomiche di Italo Calvino o di qualche libro di Gianni Rodari.

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