Ultimo tango a Pievasciata, l’Arcivescovo Buoncristiani, la chiesa di San Giovanni Battista, l’iris giaggiolo fiorito e il frigorifero da bar marca Algida gettato nel bosco

L’Arcivescovo di Siena Antonio Buoncristiani, si legge nella sua biografia pubblicata sul sito della diocesi, ha presieduto per conto della Conferenza Episcopale Italiana il comitato betoniere e cemento che tradotto sta a dire il Comitato per l’Edilizia di Culto.
Nella sua diocesi sono perlomeno due i luoghi di culto (storici) che lasciano l’abbandono e gli sterpi prendere il sopravvento: San Giusto in Balli (chiesa e cimitero) nel comune di Sovicille, che sotto il diretto impegno del sindaco Giuseppe Gugliotti pare si possa risolvere e la pieve di San Giovanni Battista a Pievasciata, abbandonata da anni di edera, sterpi, pomi cascati fradici sui leoni di pietra e piote di cacate di cinghiali e tetti sfondati.
Ci sono gli iris giaggiolo fioriti a dicembre, le opere di arte contemporanea curate da Piero Giadrossi, il fucile annodato simbolo di pace del grande Fabio Zacchei, i soliti muri disfatti dai cinghiali che anche qui hanno il loro bel fremito guerrigliero, e, ciliegina sulla torta, in una feconda piazzola poco fuori l’abitato di Pievasciata, in direzione Parco Sculture del Chianti, c’è l’osceno lascito di un frigorifero di gelati Algida che vanifica l’amore e l’emozione di un giro fra le bellezze sileziose e gaudenti della Berardenga.

Il sindaco Fabrizio Nepi è già stato informato di questo sconcio.

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Matteo Renzi annuncia la candidatura di Pontassieve alle Olimpiadi del 2024: “Le sorbe son mature: corriamo per vincere”

Un’ora assegnata da i destino batte ne cieli della nostra amata patria.
L’ora delle decisioni irrevocabili l’è scattata.
La dichiarazione di candidatura di Pontassieve è già stata consegnata agli ambasciatori del Comitato Olimpico da parte della mi socera. La richiesta è stata accolta.
Scendiamo in campo per difendere l’onore e lo spazio vitale di una cittadina che ha bisogno di emergere, contro l’ignobile assedio sostenuto dal mi babbo in questi mesi coi giornalisti fori dal cancello a tutte l’ore.
Fin da quand’ero piccino e vedevo sul secondo canale le dirette delle Olimpiadi di Mosca con Mennea che andava come una scureggia, ebbene, fin d’allora ebbi svolsi il pensiero di portare gli ideali olimpici a Pontassieve.
Tutto vien fatto ni migliore dei modi perchè io voglio vincere, un mi garba partecipare.
Gli sporte d’acqua li faremo alla diga di Bilancino, quelli di pista si chiude un pezzo del ponte novo per chi arriva da Incisa, gli sport equestri si faremo alla Rufina, il tiro a piattello a Dicomano, la scherma, i beisbol e i carretto co cuscinetti a sfera alle Sieci, la boxe e i tennnis ni piazzale della Cantina Sociale, i calcio al Franchi di Firenze perchè ci voglio sta comodo, il judo e il karaoke a Londa.
Presidente del Comitato Olimpico è la mi socera, vice Narciso Parigi, il responsabile degli appalti e dell’anti corruzione lo sceglierò fra un ventaglio di queste persone: Leonardo Pieraccioni, Giorgio Panariello, Iva Zanicchi, il commercialista Testa Pelata, il tenente Colombo e Marion Canningham.  A Roma fanno troiai ma a Pontassieve siamo gente seria.
Sempre forza viola.

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Olio Tato, insalata colorata, porchetta e verza, Chianti Classico Monteraponi 2012

L’Olio Tato ha un’etichetta accattivamente con su scritti tutta una serie di luoghi comuni antanici che poco rispecchiano la reale qualità dell’olio contenuto nella bottiglia.
La perla è rappresentata dalla scritta sul tappo “campagna di raccolta 2013/2014″ come se fosse un campionato di calcio invece di un’annata olearia.
Olio antico, da dimenticare, mentre il trancetto di porchetta de i Cipressi in Chianti, debitamente rimessa in forno, cotta e croccantizzata e poi disposta su un guanciale di verza lessa si fa mangiare volentieri.
Discorso a parte merita il Chianti Classico 2012 di Monteraponi.
Di una linea più morbida e tecnicamente perfettina rispetto alle annate precedenti nelle quali era predominante la costola ruvida e nervosa, terrena e veritiera tipica di questo prestigioso vino. Godibile questo 2012, ma si sente troppo la mano del tecnico a discapito della libera espressione della zolla raddese.

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L’atomizzatore con il motore a scoppio e i tondini di ferro gettati nel cassonetto di campagna dell’indifferenziato

Con il grosso rischio di arrecare gravissimi danni ai camion compattatori che ritirano l’indifferenziato, in un cassonetto in disparte della campagna chiantigiana dal coperchio non perfettamente chiuso si intravedono stranezze.

Un atomizzatore con il motore a scoppio di quelli da portare a spalla da usarsi per fare i trattamenti, svariati tondini di ferro di varie misure, un rotolo di rete gialla di plastica – appena avviato – un paio di vasi grandi in uso nei vivai, un grande sacco da quintali di concime in uso dai grossisti o da grandi aziende agrarie, pezzi di rete metallica, oggetti di plastica e di metallo di svariate dimensioni e, dulcis in fundo, un pannello pubblicitario piegato su se stesso con il marchio di una nota azienda fornitrice di materiali per l’agricoltura.

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La libera composizione di ginkgo biloba, edera e pomo caco di Armaiolo, la chiesa con il passaggio a livello e i calzini del nonno

Una splendida pianta dalla chioma gialla in cima ad una collina con infiltrazioni di edera e palline come fossero di natale di pomi cachi maturi arancioni che insieme compongono un effetto scenico davvero notevole.
Il ginkgo biloba ha foglie a forma di piccolo ventaglio e un tronco affusolato che alimenta ampi rami da non potare perchè c’è il grosso rischio che seccano.
Preferibile avere accanto piante maschili invece che femminili, dato che producono semi che fanno un odore nauseabondo.
Pianta di origine cinese, adorna giardini ottocenteschi di nobiltà decaduta come lo splendido giardino sterpigliato posto nel centro del piccolo borgo di Armaiolo, (Rapolano Terme) o di parchi pubblici come i percorsi dei viali di Firenze.
Strepitose anche le calze di antiche battaglie appollaiate ad asciugare alla finestra di un nonno.

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Matteo Renzi: a Borgo Scopeto il corso della scuola italiana di potatura della vite con Sirch e Simonit, quelli che hanno inventato il guyot con Angelina Jolie, Vittorio Cecchi Gori e la Natalina della Lavazza. Poi si cena di galletto indiano da Bagoga a Siena e si fa alla romana

renzi all'attacco

C’ho tre cose in comune con Angiolina Jolie: s’è fatto insieme i corso di marconista alla Scuola Radio Elettra di Torino quando s’era ragazzi e si voleva sfondà ni mondo dello spettacolo, ci s’anno dei parenti a Dicomano, io uno zio, lei un paio di cugini da parte di babbo e ci s’hanno nell’orto una dodicinaia di viti da curare e ci si capisce poco su come fare a potarle.

Io ho dieci viti di marvagia e due d’uva fragola, lei dieci d’uva fragola e due di malvasia, siamo uguali anche in questo.
L’attra sera mi telefona Profumo, quello di Monte de Paschi per chiedermi se mi interessava fare i corso di potatura vite a capo e razzolo inventato da Marco Simonit e Pierpaolo Sirch. Lo fanno a Borgo Scopeto, che non è lontano da Roma e alla stessa distanza dalla casa di Pontassieve della mi socera. Si pole fare.
Disdico una riunione con Panatta e Barazzutti per parlare di brace d’alloro e una con l’architetto Melandri della commissione edile di Firenze che boccia di continuo l’apertura di un chiosco edicola – lampredotteria del mi babbo in piazza della Signoria e dico all’Angiolina di pigliare il primo volo da Ollivud allo scalo Sambuca-Tavarnelle (fra il Coli e la Carapelli) che poi mando una gippe della Racchetta per scortalla a Borgo Scopeto.
Vengano Vittorio Cecchi Gori, Gaddo della Gherardesca che ha una pergola d’uva da tavola sul lungo mare di Ladispoli, il barone Ricasoli (che ha qualche vite nei dintorni del castello di Brolio) e la Natalina che faceva la pubblicità alla Lavazza con Nino Manfredi e vole fare una nuova esperienza lavorativa.
Borgo Scopeto si trova fra Vagliagli e Corsignano e a tutti i partecipanti al corso regalano un cartone misto da 12 coi di vini di Caparzo e di Borgo Scopeto, a me anche un lecca lecca al diacciolo di menta e la figurina di Desolati quande giocava centravanti della Fiorentina.
Simonit e Sirch hanno spiegato un monte di cose e fatto vede un monte di disegni, però c’erano degli omini anziani che ascoltavano e ridevano come matti.
Ho mandato Cecchi Gori a sentire il perchè e gl’hanno detto che il loro nonno quando erano piccini, (e si parla della fine dell’ottocento) potava le viti a quella maniera senza che la facesse così palloccolosa.
Mi sa che quei due sono più geni di me che si sono inventati una pratica per campare sugli antani e ci girano il mondo.
Simone, il direttore di Borgo Scopeto, a fine corso ci ha fatto un rinfreschino a base di porchetta e gamberoni di scoglio del Monte Amiata innaffiati di un prosecchino dell’Aspromonte.
Si cincistia un pochino per fare le otto e viene a pigliacci un camion del Reggimento Folgore e un pulmino dei pompieri per portarci tutti a Siena a cena da Bagoga, La Grotta di Santa Caterina pe capissi, uno dei posti più meglio che ci siano in questo mondo balordo.
Ribollita, peposo, stuzzichini con i caci di ogni tipo, ribollita o tagliatelle al sugo di nana e solo per me, una porzione di galletto indiano e un rinforzino di zuppa di fagiano.
Cecchi Gori ha detto una bischerata. Il galletto indiano gne ne ho dato un pezzettino, gli pareva dromedario, invece quando è passato Bagoga ci ha detto che è solo tacchino con le spezie. Si paga alla romana, nel senso ognuno per se che le casse dello stato le son vote.
Non s’abbia a dire che siamo ni giro delle approfittazioni capitali anche noi.
Simonit e Sirch un sono venuti: avevano da finire di marginalizzare le viti della Porta dei Bischeri li vicino a Vertine insieme a Zaccaria Problemi.
Da Bagoga si mangia proprio bene e sicuramente ci torno con la mi socera.
Sempre forza viola.

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Mango di una rondine volata via

“La mia rondine volata via, l’unico amore che rivivrei” canta Mango in una splendida canzone di un paradiso che si popola di rondini che hanno troppa fretta di tornare al grande nido dei cieli.

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La Pinacoteca Nazionale di Siena, Simone Martini, Duccio di Boninsegna, Sano di Pietro, Lippo Memmmi, Ambrogio e Pietro Lorenzetti e i grembiuli dei bambini delle scuole

Chi governa, si legge nel Costituto del 1309, deve avere a cuore “massimamente la bellezza della città, per cagione di diletto e allegrezza ai forestieri, per onore, prosperità e accrescimento della città e dei cittadini”.
Nel 1309 viene tradotto dal latino al volgare la costituzione senese, in modo che chiunque ne potesse comprendere il significato utilizzando la lingua corrente.
Durante il periodo del “Governo dei nove” i governanti eletti non uscivano dalla soglia del palazzo pubblico fino alla scadenza del loro mandato per non cadere nella tentazione della corruzione e i governanti ricevevano nei loro uffici le persone con il Costituto aperto, rivolto verso l’ospite.
Lo strascico delle dame non poteva essere più lungo di un metro (a Firenze era tre metri) le donne senesi non potevano aver adornato le vesti con più di 5 perle.

Un concetto che riduce e mistifica l’apparenza, con lo stesso criterio con il quale i bambini andavano a scuola.
Sotto il grembiulino si potevano celare vesti firmate e prezione o abiti da bancarella, ma ai loro occhi di piccini il grembiulino era l’essenza della sostanza dell’essere bambini e non cavie delle malattie dei grandi.
In questa Repubblica all’epoca considerata fra le cinque città più importanti al mondo fioriva il concetto estetico di bellezza, nascevano meraviglie dell’arte mondiale, nascevano pittori come Duccio di Boninsegna, i fratelli Lorenzetti, Sano di Pietro, Pietro Sorri, il Vecchietta, le cui opere sono esposte alla Pinacoteca Nazionale di Siena.

Nasceva Simone Martini che con la sua Madonna di Vertine dall’ampio mantello capiente, raccoglie e protegge d’amore il senso d’appartenenza e modo di essere di tutti i cuori saldi vertinesi.

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Leda, maestra elementare

Negli anni ’50, una fresca maestrina elementare, figlia del fattore di San Donato in Perano, inizia un ciclo di scuola serale nell’odierna cucina di Vasco, all’epoca adibita a palestra culturale per chi aveva più dimestichezza con le zolle e le pecore da accudire che con le tabelline e le lettere dell’alfabeto.
Un cospicuo salto di qualità poter leggere distintamente le pagine di un giornale o il proprio contratto di mezzadro che fissava le regole di lavoro con il padrone del fondo.
Poi, divenuta maestra elementare di ruolo nelle scuole di buca, ha insegnato le basi del cammino per generazioni di ragazzi prima di concedersi un meritato riposo dopo la pensione raggiunta diversi anni fa.
Ora il riposo accoglie Leda nella grande madre terra di Vertine e nel ricordo di quanti l’hanno conosciuta e le hanno voluto bene.

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Il rigatino pancetta arrosto delle monache trappiste di Vitorchiano

Le pie donne che hanno scelto di vivere una vita da recluse nel nome del signore nel monastero di Vitorchiano (qui la scuola dei forestali del colpo di stato del film Vogliamo i colonnelli) hanno le manine sante e concepiscono delle marmelle da paradiso dei sensi.

Due su tutte quella di limoni e arancia amara, che a Siena, insieme ad altri gusti si trovano all’Antica Drogheria Manganelli.

Un trancio di rigatino farcito di mela e albicocca candite, prugne, coccola di ginepro, un paio di cucchiai di marmellata di arance amare delle monachine, aglio, ramerino, sale. Arrotolare, legare e in forno a 180 gradi per circa quaranta minuti allegandoci poi un vino che sa di vino, un raspante sangiovese, non un budino di legno e vaniglia.
Le monachine, alla vista di tale goduria, vacillano nella fede.

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