Mario Ruoppolo

Tutto il mondo intero è la metafora delle parole che si devono dire a chi è cardiologicamente affine.
E’ quell’insieme di emozioni che procurano pioggie salate e improvvise che neanche il maestrale che sbatte nei lenzuoli tesi ce la fa ad asciugare.

Un mare in burrasca che si infrange sulle vigne e i binari di girasoli e quando si ritrae lascia molli e spettinati ma mai domi al ricominciare a cercare gli occhiali nel pampane dei giorni.
Il vino è la poesia delle terra diceva Mario Soldati, le rondini quella del cielo dice Geppetto di Collodi con l’anca ingessata e tre costole rotte con la mutua che non  passa le medicine perchè non è mai riuscito a trasformare le teste di legno di sorbo stanno in parlamento in agili burattini.

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Siena: concerto sinfonico corale con 180 musicisti in piazza Duomo

Il 39° Cantiere Internazionale d’Arte e il Comune di Siena a sostegno di Siena Capitale della Cultura 2019. Sabato 2 agosto, alle 21.30, in Piazza Duomo, va in scena un colossale concerto sinfonico corale ad ingresso gratuito. Per la prima volta nella storia della manifestazione poliziana, l’atto conclusivo si terrà straordinariamente nella città capoluogo di provincia.

Un organico di 180 elementi sarà guidato dal maestro Roland Böer, direttore tedesco affermato nei teatri più prestigiosi d’Europa: all’orchestra del Royal Northern College of Music di Manchester si uniscono per l’occasione le energie locali della Corale Poliziana legata all’Istituto di Musica “Henze” e il Coro dell’Accademia di Pescara.

Si realizza così una collaborazione tra le istituzioni di Siena e del territorio che si uniscono con l’obiettivo di promuovere una nuova prospettiva culturale europea. Anche per questo la città sarà animata fin dal pomeriggio dalle esibizioni improvvisate dai musicisti: alle 19.00, ad esempio, sempre in Piazza Duomo, il pubblico avrà la possibilità di impugnare la bacchetta e condurre l’orchestra, dando vita ad una performance estemporanea di musica sinfonica.

“Questa iniziativa del Cantiere e in modo particolare del concerto, è sostenuta dalla Candidatura Siena 2019 anche finanziariamente con l’assenso di tutti i sostenitori della Candidatura stessa – spiega Anna Carli, coordinatrice Unità Operativa Siena 2019 -. A significare l’importanza di tessere relazioni con tutto il territorio, perché se ci sarà il fondamentale riconoscimento di vedere Siena Capitale Europa della Cultura 2019, sarà una vittoria di tutto il territorio. Il Cantiere di Montepulciano sta portando avanti un progetto, l’unico riconosciuto e finanziato in Italia dall’Unione Europea. Pertanto abbiamo creato una collaborazione che ha già un respiro europeo, con la caratteristica di essere una produzione locale fortemente innovativa. Di fatto con Montepulciano stiamo già lavoriamo in prospettiva 2019 per essere produttori di cultura con spirito di innovazione”.

“Per noi è un onore ospitare in Piazza Duomo a Siena il concerto finale del 39° Cantiere Internazionale d’Arte di Montepulciano, un progetto già di per sé europeo – ha detto l’assessore al Turismo del Comune di Siena, Sonia Pallai -. Puntare a vincere la sfida di diventare Capitale Europea della Cultura nel 2019 è un obiettivo di tutto il territorio, perché sarà tutta la provincia a vincere”.

Il programma musicale del concerto si muove tra musiche popolari e pagine insolite del repertorio classico. La primizia è senz’altro la ricostruzione siglata dall’affermato autore tedesco Detlev Glanert su un manoscritto originale del “Te Deum” di Ciro Pinsuti, una prima esecuzione assoluta che vuole promuovere la personalità artistica del compositore di Sinalunga, figura che seppe affermarsi nel panorama britannico dell’Ottocento.

La popolarità senza confini della sinfonia rossiniana del “Guglielmo Tell” vuole invece significare un’apertura alla fruibilità della musica classica in un evento che mira ad attrarre un pubblico quanto più possibile ampio; su questa linea s’inserisce anche la Sinfonia n. 7 in La magg. op. 92 di Ludwig van Beethoven che completa la prima parte del programma. La seconda parte vuole invece instaurare una forte connessione sentimentale con il territorio.

L’iniziativa è sostenuta dalla Regione Toscana, dalla Banca Monte dei Paschi di Siena, dal Comune di Siena e da tutti gli altri componenti del Comitato Sostenitori della Candidatura di Siena a Capitale Europea della Cultura 2019.

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Lo scoiattolo di Castell’in Villa

Castell’in Villa, paradiso per chi di vino ne capisce e collina opposta a quella che era un’altra delizia del panorama vinicolo prima che venisse acquisita dalla Fattoria di Felsina, ovvero la gloriosa Pagliarese.
Qui ragazzo e ragazza bolognesi trovando tutto chiuso, purtroppo non si aggiudicano nessuna preziosa bottiglia, ma la ragazza, in un fogliettino verde ha appuntato altri nomi di aziende da visitare (la prima l’ottima Val delle Corti) basandosi sul passaparola.
Castell’in Villa è il regno della signora Coralia Pignatelli della Leonessa (qui articolo e video intervista di Francesca Ciancio) donna dall’aspetto mite ma dalla corazza d’acciaio.
Una camminata fra le sue vigne mette in luce tutta la bellezza della Berardenga e i lievi segni di qualche chicco di grandine nei mesi scorsi.

L’uva sta cambiando colore, quelli fini direbbero che sta invaiando.
La camminata è accompagnata da un bel privilegio: uno scoiattolo che segue e si nasconde fra i cipressi o le quercie, facendo capolino ogni tanto credendo di non esser visto, incuriosito da chi passa, ma giustamente guardingo come si conviene nella vita.

Pochi passi nell’appena piovuto di questa meraviglia che si chiama Castell’in Villa.

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Brunello di Monte Citorio Vigna I Tafani 2011

Nel 1653 il grande architetto Gian Lorenzo Bernini riceve l’incarico dal papa di allora di erigere un palazzo che diventi dimora della famiglia Ludovisi.
Ma l’anno dopo il principe Ludovisi muore e la costruzione del palazzo rimane ferma per oltre venti anni, fino a quando l’architetto Fontana non propone al papa Innocenzo il completamento del palazzo dove saranno installati il dazio e vari uffici curiali.
Niccolò Ludovisi però conosce alcuni mesi prima di morire un nobile che costruisce un palazzo li accanto, tal Chigi di Siena, che progetta con un amico la creazione di un orto vigneto, giardino fra i nascenti palazzi in costruzione.
Brunello Santi è un agronomo affermato che va cercando finanziatori per la produzione su larga scala di sangiovese grosso e la sua vinificazione.
Alla corte del papa, essendo pii uomini fuori, ma grandi briachi dentro, trova subito estimatori e protettori. La famiglia Chigi, unitamente alla famiglia Ludovisi impiantano dietro i palazzi Chigi e Monte Citorio, la prima vigna specializzata di sangiovese grosso della storia.

Vi veniva prodotto un vino austero e buonissimo tanto che i cardinali della zona erano sempre euforici e facevano azzuffare i propri servitori pur di arrivare a prendere per primi le magnifiche bottiglie di Brunello Santi.
Il papa, Innocenzo XII, stanco di schiamazzi notturni e cardinali brilli ordinò l’espianto della vigna e redasse una bolla contro l’impianto di viti dentro le mura, condannando Brunello all’esilio immediato.

Venne accompagnato alle porte della città e per oltre trenta miglia lungo la via Cassia da una scorta di dodici guardie svizzere astemie.
Brunello, vagando indeciso, arrivò a Montalcino e comprò un po’ di terra in un Greppo di ginestre.

A Roma la vigna venne estirpata, ma venne lasciato un antico pergolato con 12 viti.
Passano gli anni e i secoli, Palazzo Montecitorio e Chigi, sono notoriamente sede della Camera dei Deputati e della Presidenza del Consiglio mentre la pergola cresce.
Durante la presidenza della camera di Fausto Bertinotti viene tolto il top secret ad alcune carte rinvenute dentro una finta parete di un bagno durante una seduta di sciolta da parte dell’onorevole Staller che per il vino ha sempre avuto intuito e voglia di conoscenza.
Bertinotti, scopre così il diario autografo di Brunello Santi e la storia del palazzo e della vigna e se ne appassiona.
Si informa, legge su internet di due “preparatori d’uva”, quelli che hanno “inventato” (mille anni dopo), il guyot o capo e razzolo (detto alla chiantigiana) che insegnano ai commessi d’aula come potare la pergola e portano le marze all’istituto vinicolo di Caporetto.

Con queste viti moltiplicate, nel 2008, vengono impiantati 8000 metri derivanti dall’antico sangiovese grosso di Brunello Santi e dell’impianto e asseveramento all’albo vigneti della provincia, se ne occupa direttamente il Lider Maximo che perde la passione per le banche e inizia l’infatuazione per il vino.
L’annata 2011 è la prima vinificata e ora è nelle bottiglie pronta per essere bevuta.

Grossi nomi dell’enologia nostrana sono incuriositi da questo progetto.

Sono state presentate e stappate alcune decine di bottiglie per la stampa e i blogger nel giorno del giuramento del nuovo governo.
Il vino si presenta nero, denso, impenetrabile. Sentori di cuoio, pietra focaia, nespole e brigidini.
Ma deve affinarsi ancora per lunghi anni avendo tanta stoffa da mietere.
Le 4500 preziose bottiglie saranno battute in un’asta esclusiva da Sotebi prima del messaggio di fine anno del Presidente e il ricavato sarà interamente devoluto agli orfani degli usceri della Camera morti di sonno compiendo il loro lavoro.

Di questo antico vitigno fra palazzo Montecitorio, Gianicolo e Monte Mario, (questi ultimi terreni, confiscati da Vittorio Emanuele II al Vaticano per erigerci dei centri benessere mai realizzati) sono stati impiantati recentemente poco meno di 5 ettari di cui si sentiremo tantissimo parlare in ogni giornale vinario. Le cantine di vinificazione e affinamento saranno allestite presso le ex stalle del Quirinale occupando un minimo spazio. Saranno aquistati trattori elettrici per il trasporto dell’uva e i trattamenti di rame e calcina. Sperando che quei vispi li prendano a ruote e non a cingoli per Roma.
Carlo, tramite ambasciata, ne ha già ordinato un pancale.

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La ghiandaia imitatrice

Un uccello controverso la ghiandaia.
Non bella, distrugge i nidi altrui, specie delle rondini e i cacciatori non l’hanno mai considerata una preda prelibata pur avendo sempre un tegame capiente.
Frugando fra i racconti dell’infanzia, c’era un vecchio zio (il Moro delle Piana) che a proposito della ghiandaia diceva che è molto permalosa e ha la capacità di imitare i suoni e le voci che sente.

Sempre parsa stana questa cosa, però bucandomi un dito con la punta della sega durante la potatura di un olivo e avendo una ghiandaia lì accanto, ciò che ho detto in quel momento, ma non può essere ripetuto qui, è stato immediatamente ridetto dalla ghiandaia con gran gusto.
Quest’uccello non andrà mai in paradiso.

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Le cicale, suono inconfondibile dell’estate, con due sorelle di impressionante bellezza

La notte di San Lorenzo è stelle che cascano e antichi suoni di liberazione e riscatto con un passaggio del fronte che ci ripulisce dalla fogna nazista e ci fa conoscere una libertà mai vista e sempre poco apprezzata capacità di non esser gregge.
Il suono del canto delle cicale arriva all’apice tenore, assorda i campi e sale fino al cielo dove si rincorrono rondini e nuvole.

Una notte di calici, stelle e vino che scalda il cuore omaggio al patire delle viti che affondano le radici fra i sassi, prigioniere del loro stato ma libere di decidere se chi si occupa di loro merita o meno l’uva dei loro sforzi migliori. La terra vuole vedere sempre in faccia il suo interlocutore.

L’erba secca, il silenzio, tuonare in lontananza, olive che ingrossano, uva che matura, berci di daino e discorsi a bischero di chi non coprende e vuole dare un prezzo o fare moneta con tutto.
Il canto di cicale più armonioso e due superbamente belle sorelle coccinelle che discorrono fra loro appoggiate ai fiori da granire del finocchio che guarnirà i prossimi inverni di fegatelli da cuocere nel camino con un brindisi di negroamaro o sangiovese.

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Vincenzo Nibali

Fine luglio imponente con il concerto dei Negramaro a Lecce che portano in giro “Un amore così grande” in una versione mossa e riarrangiata che inietta grossi brividi addosso.
L’arrivo nel porto di Genova della Costa Concordia dopo che i metalli squarciati sulle rocce dell’isola del Giglio l’avevano resa un ingombrante relitto.
Schettino il giorno della partenza dell’ex nave da crociera per Genova si trovava  serenamente in vacanza ad Ischia.
E poi Vincenzo Nibali che vince quattro tappe al Tour de France, due delle quali in maglia gialla, trionfa sulle alpi e vola sul terribile Tourmalet nei Pirenei, staccando gli avversari con distacchi d’ altri tempi.
Uno dei pochi ciclisti che ha iscritto il proprio nome nell’albo d’oro delle più importanti corse a tappe: La Vuelta di Spagna, Il Giro d’Italia e ora il Tour de France.

Imbarazzante nella sua semplice normalità dagli eccessi divistici del pallone ma con risultati completamente diversi.
Il sacrificio e la mente sgombra lo hanno visto arrivare a Parigi vestito di giallo.

La bicicletta di Bottechia nel 1924 pesava 30 chili, ora non si può scendere sotto i 6,9 kg su strade lisce come biliardi…. ma la fatica è sempre tanta.

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I girasoli della speranza, versi di Daniela Palagi

La vita inizia,

un nuovo fiore masce,

ma come per pigrizia,

rimane sempre in fasce.

Poi cresce,

piano, piano,

ma non si accorge che una mano, lenta,

è quasi una carezza.
Lo strappa con forza….

è la tristezza.

Ha lasciato quel terreno

che lo nutriva come un veleno,

ma lui non si accorgeva…

stare li non era

poi così bello ed importante,

come invece adesso è grande

il posto dove lo hanno messo.

E’ così felice… non è più lo stesso.
Sarà forse più breve la sua vita,

ma i quei momenti

avrà provato grandi sentimenti.

Così forti e belli

senza competere con quelli

che nel terreno lentamente

lo faceva vivere tranquillamente.

Ora è ammirato,

apprezzato,

è felice e lo dice:

la speranza è quella cosa che se avanza

la si può donare…..

a chi la sa provare….

a chi sa credere…. che non è finita

che se anche è breve,

è pur sempre…. “la vita”.

Daniela Palagi

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Gighen il gatto socialista craxiano sniffatore di lavanda

Oltre ad essere andato in pensione giovanissimo, Gighen, il gatto socialista craxiano piuttosto disonesto si è dato anche all’annuso di sostanza stupefacente profumata per via nasale (che per via anale è socialista ma non bischero).
E’ lavanda da distillazione omaggio di fragranza e di bellezza per chi passa da Vertine.

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C’è posta per te

C’era un tempo in cui per esprimere pensieri, dare notizie o esporre sentimenti serviva un minimo di riflessione, un tavolo, una penna, un foglio di carta, una linguata sul bordo della busta per sigillare la lettera oppure una passata di coccoina, (la colla al profumo di mandorla) che qualcuno ai tempi della scuola mangiava direttamente con la palettina che si trovava nel barattolo.
C’era il telefono… a scatti o a gettoni e se le telefonate erano lunghe e lontane di gettoni ne serviva un paniere.
La buca delle lettere e la cassetta della posta erano i terminali che tenevano in contatto il mondo.
Serviva tempo, alle volte la notizia di una mamma che rimaneva incinta arrivava al destinatario quando il pupo era in fila per la visita militare, ma di norma fra una lettera e l’altra poteva volerci una settimana e l’ebbrezza di vedere una busta gialla sporgere dalla fessura poteva significare la lettura e rilettura di emozioni e belle notizie.
Le brutte impiegano sempre meno ad arrivare.
Le lettere più emotive sempre scritte a mano, le lettere commerciali o a istituzioni battute con qualche macchina dell’Olivetti con inchiostro su un nastrino bicolore rosso/nero, il flacone del bianchetto accanto e le mani nere per sbloccare le lettere della tastiera che rimanevano imparentate fra loro.
Probabilmente ora è la velocità delle cose che ci frega. Emozioni che vengono consumate in un istante e poco gustate come un distratto “mi piace” sulla pagina di qualcuno.
Le mail lasciate da leggere e non risposte fra la tanta spazzatura che di norma affolla la posta elettronica.
La stessa spazzatura che ha preso a riempire le cassette della posta normali. Solo roba da promuovere o vendere, rare le emozioni, fitti i venditori di fumo. Probabile che sia la tartaruga l’animale più intelligente.

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