Serve più coraggio a rimanere in Italia o andare in Australia? La storia di Omar

“Ebbene si, ci vuole del coraggio per rimanere a lavorare in Italia, ma a volte neppure il coraggio basta!

Io volevo provarci, ma nell’associazione di agricoltori diretti un amico, mi ha fatto capire chiaramente che gli aiuti del governo sono per chi ha gia’ proprieta’ di terreni, molti proprietari di terreni montano fittizie fattorie, poi con i soldi che gli arrivano fanno benzina al mercedes invece che al trattore!

Mi ha fatto capire chiaro e tondo che con il mio terreno non facevo molta strada, in quanto le tasse mi avrebbero eliminato gia’ in partenza…quindi bye-bye Italy!!! Ci si vede quando torno in vacanza!!! hehee La differenza tra i paesi anglosassoni ed il nostro e’ che da noi si insegna ai ragazzini che se rubi alla gente e fai i soldi sei un mito, invece da loro se rubi alla gente e fai soldi cade la vergogna di un paese intero su di te!!!

Qui il governo mette tutto in chiaro ed in una maniera cosi’ semplice da capire che anche un bimbo non avrebbe scuse, ogni legge viene spiegata dettagliatamente e in maniera semplice cosicche’ tutti possano capirla, vanno incontro alla gente….da noi il governo fa tranelli con le leggi, non ti vengono incontro, ma CONTRO! un governo che protegge i cittadini e’ una democrazia….un governo che aggredisce i cittadini e’ una dittatura. Niente di piu’ chiaro.

Ah per non parlare delle banche qui…..un mondo a parte del nostro….su un semplice conto ti danno il 4% di interessi”
Questa la storia di Omar,  italiano andato a Mildura, nello stato di Victoria, dove ci sono grandissimi ulivi che fanno due cicli all’anno dato che l’inverno dura si e no un paio di mesi.
Lavora in una serra dove si coltivano peperoni e il suo operato viene pagato 15 dollari l’ora.
Laggiù le leggi sono semplici, le rispettano, non tendono tagliole di cavilli e i pregiudicati non occupano cariche pubbliche o dirigono aziende.

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Un calice di sentimenti floreali

Si accorciano le ore di luce e maturano tutti quei frutti che insaporiscono le tavole con l’arte di conservarli per l’inverno.
L’uva è facile, si usa per il panello o quando è pronta diventa prima mosto e poi vino per le bottiglie.
Le olive basta portarle al frantoio e ritirare quella meraviglia salutistica che si mette ovunque e non ha controindicazioni per nessuno.
I fichi, i funghi, le more, le castagne, le bacche di rosa canina, le noci, il basilico, le meline selvatiche e le zucche gialle, i carciofi, i pomodori sono forme di benessere se tramandate nelle grige e fredde giornate invernali.
Maturano frutti, sentori di sentimenti mai rimossi, aromaterapia roteando un bicchiere colmo di sfondi musicali fioriti, cesti da riempire, camminate da fare, tramonti dipinti ogni sera, rondini sullo spartito dei fili della luce. Parrebbero piccole cose.

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Fattoria Mantellassi Vermentino Maremma Toscana 2013

Vino da scaffale della grande distribuzione che non si discosta dai canoni classici del Vermentino con il suo sapore balsamico di mirto e di alloro.

Bevuto fresco ma non freddo con gorgonzola piccante e qualche ciliegino escono al palato felici sensazioni di nipitella.

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“Premio Pienza” 2° Concorso Caseario riservato ai Pecorini delle province di Siena, Arezzo e Grosseto

A Pienza nei giorni 5 e 6 settembre si svolgerà la Fiera del Cacio e all’interno di essa, organizzata dall’Associazione Nazionale Assaggiatori Formaggi condotta per le province di Siena e Arezzo da un grande esperto del settore come Andrea Magi, si svolgerà un concorso caseario riservato ai caci pecorini prodotti all’interno delle province di Siena, Arezzo e Grosseto.

il giorno 5 settembre ore 09:00-13:00 – Pienza – Sala Convegni

“PREMIO PIENZA”

2° Concorso Caseario riservato ai Pecorini delle province di Siena, Arezzo e Grosseto

Organizzato dalla Delegazione Siena Arezzo dell’ONAF (Organizzazione Nazionale Assaggiatori Formaggi)

Valutazione tecnica a cura di una giuria di esperti iscritti all’Albo Nazionale degli Assaggiatori di Formaggi

(Alla quale il pubblico non può assistere)

Ore 15:00-18:30 – Pienza – Logge del Palazzo Comunale

PREMIO “PIENZA”

2° Concorso Caseario riservato ai Pecorini delle province di Siena, Arezzo e Grosseto

Organizzato dalla Delegazione Siena Arezzo dell’ONAF (Organizzazione Nazionale Assaggiatori Formaggi)

Valutazione dei consumatori – degustazione dei Formaggi in concorso – Ingresso libero

il giorno 6 settembre

Degustazione guidata a cura di ONAF con il consorzio del vino Orcia DOC

Seguirà il giorno 7 settembre alle ore 15:00 in Piazza Pio II la premiazione dei primi tre classificati per ogni categoria. Alla premiazione ci sarà il Vicepresidente Nazionale dell’Onaf l’amministrazione comunale e non mi hanno ancora confermato se ci sarà anche l’assessore regionale all’agricoltura Gianni Salvadori.

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Il cittadino differenzia, il camion riunisce i rifiuti

Esistono persone che separano il quadratino di carta del reggi bustina da tè per metterlo dentro il cassonetto giallo apposito e ci sono persone che dentro una busta gialla da pane conservano gli scontrini per poi metterli tutti insieme nel contenitore della carta.
Non farà loro piacere apprendere che l’educazione civica messa in atto ogni giorno è vanificata dall’arrivo del camion dei rifiuti che accoglie dentro il suo ventre il contenuto dei cassonetti gialli della carta come quello dei verdi dell’indifferenziato.
Sulle società partecipate è meglio stendere un pietoso velo di seggiole, ma sulla bontà della raccolta differenziata non esistono compromessi e carta e rifiuti inutilizzabili non possono essere mescolati fra loro. Ne va della credibilità del servizio, ne va del rispetto delle persone che differenziano coerentemente credendo (a ragione) di fare un gesto concreto di rispetto per l’ambiente.
Ne va di servizi pagati sempre più caramente.

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Alfredo Martini: nell’andare in bicicletta, mentre pedali puoi pensare

L’ultima pedalata l’ha data ieri mattina e oggi chi ama il ciclismo si sente più solo.
Partigiano sul Monte Morello e a Liberazione raggiunta gregario in corsa e amico di Fausto Coppi e Gino Bartali.
Una vita nel ciclismo con il semplice carisma di chi le strade le ha viste sterrate, in salita e piene di bullette, capace di unire personalità e rivalità quotidiane sotto la maglia della nazionale italiana riuscendo a cogliere medaglie su medaglie ai campionati del mondo nei lunghi anni in cui ne è stato commissario tecnico.
Assiduo frequentatore di corse e del Chianti, al seguito dell’Eroica, su quelle strade bianche che lo vedevano cavalcare prima che arrivasse l’asfalto.

“Nell’andare in bicicletta, mentre pedali puoi pensare”

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Nostalgia dell’aia: rievocazione della trebbiatura del grano a Pianella, Castelnuovo Berardenga

“Nostalgia dell’aia” è il titolo della rievocazione della battitura del grano realizzata a Pianella, una delle più fedeli mai viste per il macchinario d’epoca presente.
Alcune ore per ritornare indietro negli anni e far rivivere una scena consueta fatta di polvere, fatica fradicia e padrone che a una certa ora arriva con la Balilla per vedere come procedono i lavori con il fattore che scatta sull’attenti e spiega le forze in campo e le previsioni di sacchi di grano da riempire.
Alzi la mano chi vorrebbe passare le giornate a segare il grano sotto il sole fra giugno e luglio, fare le manne e legarle, caricarle, fare la barca e stare dietro alle operazioni di trebbiatura.
Alla prima polvere che alza la battitrice il pubblico si allarga e segue le operazioni da più lontano. Le persone più anziane non si distraggono un momento. Spiegano la messa in moto dei trattori a testa calda e del pericolo che si corre nel non essere conoscenti e vispi nell’operazione.
Ai giorni nostri queste rievocazioni sono un omaggio a un mondo che non esiste più e alla fatica, alla fatica fradicia di persone che hanno passato la loro vita piegati come le spighe di grano alle intemperie.
Una tavolata di maccheroni al sugo di nana e la medesima in umido, la conseguenza della giovialità di allora e del ricordo di oggi.
Quelle macchine con le pale rotanti che ora solcano e battono il grano con l’aria condizionata per chi guida, sono il segno dei tempi che cambiano ma anche di un aumento di qualità della vita.

“S’era di segatura” è l’inizio di tanti racconti di chi aveva i calzoni corti e ora ha i capelli bianchi.

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Il vescovo di Fiesole Mario Meini, San Bartolomeo e le cuoche del Popolo di Vertine

Fra il galestro friabile e l’alberese sodo, la fede ha sempre patito l’asciutto, ma chi affonda le radici all’interno della porta vera di Vertine ha nella chiesa del popolo di San Bartolomeo le vene che dirigono in storie e spirito di appartenenza e tante pagine scritte dalla fatica e dalla dignità di non chinare il capo.

E’ un’annata ricca di emozioni. Prima il ricordo della strage del ’44 per colpa di una cannonata tedesca celebrata con una colonna di mezzi militari d’epoca, una rievocazione teatrale e l’inaugurazione di una rondine a ricordo realizzata da Fabio Zacchei, poi, per San Bartolomeo l’arrivo del vescovo di Fiesole Mario Meini a celebrare la messa nella nostra chiesetta affollata di gente.
La scintilla per accendere le braci, fare sughi, affettare pane e prosciutto e cenare per le piazzette del paese con lo sguardo rivolto all’alto per avere clemenza dal cielo non per un futuro biglietto per il canto del fuoco di San Pietro, ma più che altro perchè non sentirsi piovere nel capo.
Il vescovo Mario Meini è una persona semplice e alla mano, ma per il suo ruolo è normale si trovi circondato da una cremosa galanteria felpata come a parlare con pecorelle smarrite.
Le donne corazzate del popolo di San Bartolomeo sono le pulegge di un ingranaggio che produce piacere. Ufficiali prussiani ma allo stesso tempo burloni soldati semplici.
Affettare, soffriggere, pepare, mescolare, intingere, cuocere e sorridere.
Un piatto di pasta e mezzo bicchiere di vino quando hanno mangiato tutti e già pensano a cosa cuocere la prossima volta.

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Luigi Brogi: storia del detto “Sicuro morì ai Ponticini”

“Sicuro morì ai ponticini”.

A quanti di voi è capitato di sentire o di recitare almeno una volta queste parole? Per chi vive a Siena o provincia è quasi prassi mettere in guardia le persone con questa semplice frase.Il significato è chiaro a tutti: mai essere sicuri al 100% di una cosa, qualunque essa sia.

Ma quanti di voi conoscono l’origine di questo proverbio? Con questo post proverò a spiegarvelo nel modo più chiaro e semplice possibile. E’ mia premura dire che ciò che andrete a leggere è frutto di numerose ricerche (o per meglio dire chiacchere di paese) con gli anziani abitanti dei borghi dove questa storia prende origine.

Luigi Brogi, in arte Sicuro, era un mercante di San Marcellino che nei primi del 1900 si recava tutti i giorni a Siena col suo calesse per vendere le proprie merci (in particolar modo pelli di coniglio). Il pomeriggio del 18 aprile 1923, ritornando verso casa dopo un’intensa giornata di lavoro, fu fermato da due persone che cercavano un passaggio per Pianella.

Ignaro di ciò che stava per accadere invitò i due uomini di salire con lui, ma una volta giunto ai “ponticini” (un piccolo ponte su un rigagnolo a pochi passi da San Giovanni a Cerreto)  essi si rivelarono essere dei briganti, uno dei due puntò un coltello alla gola del malcapitato e recitò sei semplici ma incisive parole: “o la borsa o la vita”. Sicuro non voleva cedere a ricatti e dare via il frutto di una dura giornata di lavoro  (5 lire), lottò con tutte le sue forze ma alla fine uno dei due banditi lo prese con forza e, facendogli sbattere la testa sulla ruota del calesse, lo tramortì lasciandolo morente a terra, dove spirò l’ultimo respiro dopo una breve agonia. Uno dei due banditi fu trovato e catturato a Montevarchi pochi giorni dopo.

Nel luogo della morte si erge una lapide in suo onore con incise le parole “ucciso barbaramente

Fonte: Il Tesoro di Siena

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I funghi d’agosto e la peronospera delle viti

Dall’inizio di agosto, girellando per i boschi capita sovente che si trovino questi cappellini colorati, alcuni dei quali buoni per finire direttamente in padella con l’olio caldo.
Piacevoli e saporiti incontri ma che nella campagna hanno un risvolto negativo sulle foglie delle viti bollate nel lato interno di una patina bianca che manda a morte le foglie e non permette o lo sviluppo o la maturazione come si deve dell’uva: la peronospera.
Agosto strano, piovoso e umido su cui si adagiano le bestemmie dei vacanzieri e dei vendotori di lenzuola oltre che della gente di campagna.
Per ovviare alla peronospera il mezzo è sempre il solito: trattamenti a base di rame, ma c’è anche una birbata che ha un senso molto logico, ovvero la cimatura delle viti.
Cime che sono malate e non funzionano e che tagliandole non possono che invogliare la pianta a cacciare nuove foglie, il veicolo che tira la linfa e che consentirà una maturazione dell’uva meno deficente.

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