Apate monachus, una minaccia per le viti in Sardegna

Fra le delizie cui deve far fronte un giovane viticoltore dopo aver sperimentato a sue spese cosa vuol dire avere a che fare con la burocrazia agricola, arriva questo delizioso coleottero le cui larve vivono entro il legno scavandovi deliziose gallerie.
Attacca i tralci facendoli seccare e rendendoli fragilissimi.

Per limitarne la diffusione ha senso amputare i tralci secchi e bruciarli immediatamente, avendo poi cura di pennellare i ceppi colpiti con una poltiglia ammazza bestiaccia a base di naftalina, olio di catrame e calce viva.

In primavera l’apate si può fregare disponendo le potature in fascine appese lungo i filari, dove sarà invogliato a depporre le uova nel periodo che va dalla metà di aprile alla metà di maggio.
A quel punto dette fascine saranno bruciate, liberando la vigna da queste maledette bestiacce.

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Un tweet di Renzi

“S’era in coppia con Luca di Montezemolo al torneo di briscola alla Casa di Popolo di Rifredi pe’ vince la spalla e la forma di pecorino di Pienza che alla mi mamma gli garba tanto grattata sulle penne condite colla pumarola fatta co’ pumodori pisanelli allevati a diacere nell’orto di Cecchi Gori, quande a un certo punto mi chiama Gramigna, i banconista di barre che si scaccola mentre fa i caffè davanti a clienti, pe’ dimmi che c’è la Merkel in linea alla gabina che mi vole parlà subito.
Oh Angiolina un mi rompere i corbelli che so’ a gioca’ la spalla un glielo potevo mica dire, bisogna essè galante co’ le donne, specie quande ti tengano in osservazione e cè anche i caso che spunti un invito a cena con viueste e birra lassù in Baviera  ni cottegge della su insegnante di ioga pe parlà della situazione balorda che si vive oggi quaggiù in Italia.
E invece voleva sapè se il servizio di pentole a pressione insieme all’avvitatore da pigliare co’ i punti dei soci della Coppe era scaduto o se era sempre a tempo a venì a fa la spesa co’ gli sconti di giornalino, che gli mancava un pochino di lesso e il bellico di bove da fa alla brace e una boccia di Coevo dì Cecchi, perchè domenica c’aveva a casa i mi ministri Gori, Romanelli, Narciso Parigi e Mario Gomez pe’ parlà di riforme costituzionali in striminghe co’ i Cecchini che un poteva lascià Panzano perchè c’aveva una comitiva di tuareg a sentigli sbrodolà i classici della letteratura e fagli un conto da manovra finanziaria.

E’ andata a fini che ho perso la concentrazione sulla partita a briscola e Rodolfo Benelli detto Cantuccio, in coppia co’ Giovannone che lavora alla mensa delle camiciaie c’hanno stracciato come du bischeri.

A Montezemolo m’è toccato anche pagagli i caffè corretto co’ la sambuca sennò con me un ci giocava più e tornava alla casa di popolo in coppia co’ Barrichello.
Così un si fa, unnè corretto, i’ posto gliel’ho fatto conoscè io.
C’ho anche da allenammi per partecipà all’Eroica che ha inventato i’ Brocci, partecipo con la bicirettina da corsa c’aveva il mi zio ni garage e quand’era ragazzo c’andava a pescà e pesci ni borro con le mani. Vengo co’ Bitossi e Cipollini e voglio arrivà prima di loro.

Poi il fine settimana lo passo a zappà le vigne da Stinghe a Figline che fa curriculum. Alle volte m’andasse male a Palazzo Chigi c’ho sempre una valida alternativa fra le mani.
C’ho troppe cose da fà prima di cambià l’Italia, principiano a nasce i funghi e c’ho anche da portà i mi figlioli alla dottrina che oggi la mi moglie un pole. Forse mi conviene rifà la pace co Letta e pigliallo a mezzo servizio.
Ora mi cheto, sennò la mi cognata dice che sto sempre a accende’ l’anguille.
Garrisca al vento il labaro violaaaa…………. oh fiorentinaaaaaaa!

Quest’anno di sicuro si vince la coppa Uefa.”

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La sfogliatura delle viti e il nido nel sangiovese

Dal punto di vista emotivo dona sinuose vibrazioni cardiologiche il momento in cui dentro una vite di sangiovese denudata dalle foglie viene trovato un nido.

E’ segno della bontà delle cose fatte in armonia con il luogo che ospita questo capitolo  della vita, la base del sentirsi parte di un equilibrio con ogni essere ci vive.
La bellezza di mettere insieme tante piccole cose piccine che dipendono dallo star bene di chi se ne prende cura.

E’ il momento delle foglie in terra, lo è da almeno venti giorni il momento in cui le viti vanno denudate per far toccare sulla pelle dell’uva ogni barlume di sole che la asciuga dalla mano molle delle nebbie del mattino e dalle burrasche frequenti.
L’uva è sana, qualche accenno di botrite solo dove le ciocche sono incastrate fra loro e non respirano, non scivola il vento che sanifica e asciuga.
Non è tempo ancora di parlare di vendemmia, manca ancora la struttura nobile e nervosa che sorregge il vino, non è ancora tempo per parlare di una brutta annata.
Serve tempo, calma e meno lacrime di coccodrillo sull’annata perchè tutto può succedere prima che l’uva sia a bollire nei tini

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Ardenti moccoli in un film d’amore e d’anarchia ovvero una volpe in cerca di salsicce

La prima ad arrivare a carboni spenti è stata la volpe paesana che prima o poi bisognerà battezzare con un nome, affettuosamente paziente del primo coscino di salsiccia cotta per testarne le qualità psicologicamente profonde.

Ardenti moccoli sulla frasca d’ulivo e la ciccia di leccio leggermente molli per incendiarli e farli diventar brace dove adagiarci salsicce e scatola toracica di suino.

Una seconda domenica di settembre a ranghi ridotti e improvvisata alla svelta giusto per battezzare il primo giorno di scuola o d’asilo e benedire l’anidride carbonica della prossima vendemmia e il verde sensato versato sul pane tostato.
I fili del telefono sono l’anagrafe censimentale delle rondini che si radunano per emigrare.

I fagioli del Prato Magno saranno il fiato anale ai ricordi della giornata serena trascorsa fra i filari d’erba e di  ulivi.
Poi arriverà primavera, torneranno le rondini alla vigilia della benedizione dell’olivo e saremo in tanti a festeggiarne i raggi.
Poi per fortuna c’è Sabrina Somigli che fa una cronaca più sensata della giornata.

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Il primo giorno d’asilo di un pesciolino rosso

Quando uscì dal grembo leonesso materno era talmente piccino che entrava dentro lo schermo di un telefono e non si capiva quale era l’inizio e la fine del suo punto di vista che era tutta una smorfia e un pianto, nonostante una zia lo definiva un delfino, mentre nella raltà dei fatti pareva uno sgombrettino.
Per un trenne stretto e lungo modellato a pesciolino rosso, il primo giorno di asilo è un appuntamento importante.
Infatti sarà lui ad avere la testa sulle spalle mentre conforterà mamma, babbo, nonna, zio e soprattutto zia a farsi coraggio quando lo vedranno inoltrarsi all’asilo con un grembiulino bianco fuori ordinanza realizzato all’uncinetto dalla zia, con le maestre che lo guarderanno strano per via di quanto storto e invertebrato è venuto fuori il grembiulino.
Ci vuole tanto coraggio per dire a una zia non testarda ma precisa che il primo giorno di asilo del nipote non è un schioccar di calici ma di succhi di frutta e che le maniche non possono stare ad altezze sfalsate perchè suo nipote è un pesciolino rosso e non uno sgombro modellato con il pongo colorato.
Buon esordio nel mondo dei grandi Alessandro.

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La domenica sportiva del cuore di quercia

C’è chi si alza e cerca nell’archivio dei vestiti la montura per sfilare alla messa, e c’è chi si incaponisce nel voler rimettere in moto una vespa ferma da quindici anni, di quelle prive di elettronica, e infatti alla quinta pedalata la vespa entra in moto.
C’è chi va a cogliere il finocchio selvatico appena granito per insaporire le patate nel tegame, le braciole di maiale o sua maesta imperiale il fegatello (di maiale o di cinghiale) avvolto nella rete di maiale. C’è chi va a cogliere le more da marmellata.
Chi porta in giro il cane, chi va a bagnare le viti appena piantate mentre piove e chi arriva con un cavallo come quello di D’Artagnan che giunge a Parigi nei Tre Moschettieri e segue il filo logico della sentieristica del Chianti.
Ci sono delle roselline antiche bagnate dalla guazza notturna, invitante colazione dei daini e c’è un gatto pancia all’aria che gode ad essere fotografato dai turisti.
C’è anche chi monta una tenda per campeggiare sotto il ciliegio dell’orto, chi accende il fuoco per le salsicce e chi fruga fra le damigiane in cerca di qualcosa di rosso da stappare.

Non manca una coccinella che gironzola in un cuore di sentimenti infiniti appena rinvenuto all’interno di una quercia.

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La gommosi dell’ulivo, la spollonatura e il coro dei bambini

La gommosi non è una patologia che desta preoccupazione dato che sugli ulivi è piuttosto rara e spesso si manifesta per un eccesso di potatura come accade in queste foto in cui a una pianta afflitta da rogna è stato compiuto un severo taglio di bonifica nel tentativo (riuscito) di salvare e rinnovare la pianta.
Si tratta di una malattia funginea che mette a nudo i tessuti, lasciando fuoriuscire un liquido gommoso. Letale negli agrumi e nei frutteti.
Si cura con trattamenti di poltiglia bordolese e meglio ancora se d’inverno la medesima viene applicata a pennello sui rami e sul tronco e nelle fasi di potatura si ha l’accortezza di disinfettare gli utensili per non trasferire da pianta a pianta la malattia.

E questo è il momento di agevolare le operazioni di raccolta togliendo le parti improduttive che si sono formate all’interno delle piante (polloni o succhioni o talli) e per velocizzare la prossima potatura limitatamente a qualche lieve ritocco per dare armonia e chiarezza.
E tanto fumo di polloni e tanta futura brace per salsicce più un coro in cerchio di bambini che imparano cosa sia l’amore per la campagna e la bellezza, ma soprattutto il loro rispetto prima di diventare grandi.

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Arezzo: olio per le lampade venduto come olio biologico

I carabinieri del Nucleo anti-frodi hanno denunciato alla procura di Arezzo il legale rappresentante di un’azienda agricola per una clamorosa frode alimentare: vendeva olio per le lampade come olio biologico.
Gli investigatori hanno sequestrato oltre 250 litri di “falso olio extravergine”, sottraendoli così alla vendita ad ignari consumatori, nell’ambito di controlli straordinari per verificare la qualità del prodotto tenuto nelle rivendite e destinato al consumatore finale.

In particolare, i militari nel controllare una fattoria toscana della provincia di Arezzo, che garantiva la vendita al dettaglio di un olio extravergine di oliva etichettato “biologico” al prezzo di 13 euro al litro, hanno accertato che il prodotto non era per niente rispondente alle qualità pubblicizzate. Addirittura i carabinieri, grazie all’ausilio del laboratorio dell’Icqrf di Perugia, che aveva analizzato campioni già prelevati dai militari in precedenza, potevano appurare che l’olio biologico “extravergine” in realtà era olio “lampante”: addirittura non destinabile al consumo umano. Infatti il nome trae origine dall’uso che ne veniva fatto in passato: il “lampante” infatti era utilizzato per l’alimentazione delle lampade ad olio.

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La chiesa fatta di blocchi di cemento di Castelnuovo Berardenga Scalo

Le case del signore nel regno dei cieli pare siano edifici realizzati con morbide tende di lino fissate a nuvole per riparare dalla luce perenne che regna per aria.
Le case del signore in terra non sono umili. Ori, stucchi, decorazioni, oggettistica, marmi, tutto è colesterolo ma è anche opera d’arte.
Forse è per questo che il Capo vive e si riposa nella chiesina fatta di blocchi di cemento (tufoni) che si trova a Castelnuovo Berardenga Scalo, che con due cipressi e una stella cometa trapanata a tasselli a guidarne il cammino appollaiata sulla facciata, pare la costruzione più a misura di una chiesa calata fra la gente invece che ai party di cremeria felpata di tartine, scarpe a punta e ora prono bis.

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La cinta senese in fuga dal dipinto del Buongoverno di Ambrogio Lorenzetti è stata ritrovata nell’ufficio di Sonia Pallai

Una notizia che ha dell’incredibile e che presto farà il giro del mondo.
Ieri una turista giapponese in visita nel Palazzo Comunale, si è accorta che nell’Allegoria del Buon Governo dipinta da Ambrogio Lorenzetti non c’è più la cinta senese fra i campi arati e non si ritrova in nessun’altra parte del dipinto.
La vigilanza ha ispezionato tutto il palazzo dai fondi alle soffitte alla ricerca dell’animale ma non vi è traccia della sua presenza.
I più maligni fra gli storici dell’arte chiamati per dirimere la questione sostengono che parlare di Buon Governo a Siena negli ultimi anni è come credere che la cruna dell’ago passa nella gobba del cammello.
Altri studiosi sostengono che la cinta si sia sentita minacciata di finire in salame per la presentazione di “Siena Città Europea della Cultura 2019“.
Il sindaco Bruno Valentini, alla domanda se ha un’ idea di dove possa essere finita la cinta dipinta da Ambrogio Lorenzetti ha risposto:” Bona la cinta, du’ fette di prosciutto nel ciaccino le mangio tutte le mattine, garba anche a Renzi“.

Invece la cinta del Buon Governo era nell’ufficio di Sonia Pallai, capace e sensibile Assessore al Turismo e insieme stavano ultimando il programma delle iniziative di sostegno alla candidatura di Siena Città della Cultura, che ha in loro un’amministratrice capace e una splendida espressione del territorio per riempire Siena di cose semplici ma concrete.
Al ciaccino con il prosciutto ben si abbina la miscela vino bianco e spuma.

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