Febbre
Raffreddore, brividini, piedi freddi,
farmagia e aspirine.
Finalmente qualcosa di te
che ti rende umana
e ti fa star ferma.
Raffreddore, brividini, piedi freddi,
farmagia e aspirine.
Finalmente qualcosa di te
che ti rende umana
e ti fa star ferma.

Dopo il Castello di Brolio, ed il paese di Villa a Sesta,San Gusmè si trova in cima ad una collina che sovrasta campi di olivi, vigne e boschi e si disperde in panorama fin nelle forme della Torre del Mangia e delDuomo di Siena che rimangono in un lontano sfondo.
Descriverlo credo abbia poco senso, infatti basta guardare la serie di foto per capire cosa sia questo piccolo borgo, che ho preso in una giornata uggiosa, una ricorrenza personale dolorosa e in un pomeriggio di pioggia fredda e sottile.
Vicino a questo gioiellino, qualche annetto fa ho iniziato a muovere i primi passi nel vino, nella Fattoria Pagliarese, che adesso purtroppo non esiste più ed è stata inglobata da un’altra azienda del territorio.
Non è dalle spume delle acque di Cipro che nasci.
Il miracolo è nelle correnti parsimoniose dello stretto,
frutto di una conchiglia di perla grigia
ovattata di morbida lana,
di sogni tuo sonno arretrato,
di scheletro di ferro battuto.
Ogni giorno questo miracolo,
la natura è si bella
nelle forme e nel volto che ti ha dato.
Appena larga, di cuscino morbido
di quarta aperta, di occhi sgranati color caffè.
Ruvida quel tanto che serve,
ma dal ripieno candito.
Rubo parole.
A Sergio e Fiorella che ci sono cari.
“Io che………………
…….amo solo te.”
Ma un ti montar la testa.
Addopo.
Con la calma e la tranquillità, con cui i lavori andrebbero sempre fatti e sforbiciando dalle tre alle dieci viti al giorno, Vasco, o meglio più conosciuto “il pipa” a tempo di record ha terminato la potatura delle vigne, diversamente dagli anni scorsi che la protraeva almeno fino alla fine di febbraio.
Questo non pregiudica assolutamente niente, le piante nonostante il clima bizzarro e altalenante sono sempre ferme e a riposo e quindi vuole solo dire essersi portati avanti con il lavoro.
Volevo illustrare un pò più approfonditamente con una serie di foto le operazioni di potatura, dato che questa pratica è delicata e fondamentale per la qualità del prodotto finale.
Non si crederà che da così lontano si possa contribuire ad avere un prodotto sano e con le caratteristiche migliori, ma la realtà è questa dato che le viti allevate a Guyot, o meglio “a capo e razzolo” come si dice da queste parti necessitano di un colpo d’occhio e di una manualità particolare.
Innanzi tutto bisogna togliere la parte che ha prodotto nell’annata precedente, e questo è facile, dato che non si deve far altro che togliere il tralcio piegato e legato sul filo, poi bisogna andare alla ricerca del “capo” il razzolo potato a due o tre gemme lo scorso anno che adesso è sviluppato ed ha la giusta robustezza e forza per fruttificare, infine bisogna scegliere il “razzolo”, il tralcio che sarà potato a due/tre gemme e sarà il capo di produzione per il 2009.
Altra cosa importante è fare un solo “capo e razzolo” per pianta, molte persone storcono la bocca quando si trovano di fronte a viti sane e che tirano e per questo vorrebbero approfittarne per avere più uva, lo stesso dicasi per la lunghezza del capo che andrà a produrre, lasciarlo molto lungo vuol dire appesantire con un conseguente problema di maturazione e qualità finale.
Adesso le viti sono potate più corte, al limite c’è la concessione di lasciarle lunghe fino alla legatura per fare in modo che arrivino al filo di ferro, ma poi, l’eccesso, dovrà essere rigorosamente tagliato.
In questo modo si riesce a contenere la quantità di uva prodotta da viti che sono si vecchie, ma sono anche generose e la qualità del prodotto che ne esce, fa sfatare la voglia di nuovo, la voglia a tutti i costi di impiantare nuove barbatelle con caratteristiche più moderne.
I sangiovesi di più di trenta anni fa restano per me un patrimonio indiscusso, l’unica avvertenza è farle produrre meno e stare molto, ma molto attenti ad aspettare il giusto momento di maturazione.
Per il momento queste scelte stanno pagando, il vino che ne esce oltre a conservare i tratti caratteristici di freschezza e profumi, ne guadagna in corpo e durata nel tempo.
Un bacio e un abbraccio
che ti accompagnano lunghi
fino all’appello
in un giorno di diritto sudato.
Se servono a farti scorrere bene
lamenti e giustificazioni
di adolescenti,
quanto ti dono e ti dedico
è assolutamente importante.
Grazie per essere come sei,
il bene ci unisce.
Ancora t’amormio.
Il giudice Luigi De Magistris, si dimette dall’Associazione Nazionale Magistrati, qui troverete una sua dichiarazione
Era molto tempo che volevo dire alcune cose riguardo al sito del Consorzio Vino Chianti Classico, che è fermo e non aggiornato da anni, tanto che al suo interno figurano aziende che non esistono più ed altre che ne hanno preso il posto, che non sono neanche citate.
L’aggiornamento è fermo da tempo immemorabile, e nella mia breve esperienza su internet mi accorgo che se non si illustrano argomenti nuovi, il blog o il sito perdono di importanza e di considerazione.
Finchè si parla di un blog personale, non è un gran male, ma quando si parla di uno spazio che deve far conoscere ed illustrare un vino ed il suo territorio nel suo insieme, allora le cose cambiano perchè una voce dinamica ed aggiornata può essere di utilità infinita ai produttori e ai soci tutti.
La parte che riguarda la produzione dell’olio, è addirittura ferrea nella sua monotonia, poche paginine piene di cose ovvie e con qualche bella foto di olivi, ma niente più, segno che o non si crede allo sviluppo della comunicazione della DOP olio o non si crede assolutamente alla comunicazione attreaverso internet, e questo la dice lunga.
Nel mio frugare ho avuto modo, come chiunque altro, di trovare vari consorzi di vino che parlano di quanto fanno e lo rendono visibile ad un panorama vasto di utenti, addetti ai lavori e semplici appassionati, rendendo così la divulgazione di notizie ed iniziative ad un vasto pubblico, e aprendo alla discussione con chiunque si trova a passare da quelle pagine.
Non comprendo e non capisco invece come mai nelle stanze di Sant’Andrea in Percussina, sede del Consorzio, non si arrivi a comprendere l’utilità di uno strumento così penetrante e facile da usare e da gestire, è oscuro come mai la sola comunicazione è lasciata ad ogni singola azienda senza un supporto, un copricapo sopra le parti di chi ha in dote il celebre simbolo del Gallo Nero.
Stiano tranquilli i difensori della sacralità e indissolubilità del sacro vincolo del matrimonio e della Famiglia.
Almeno in Italia sussite ancora il valore delle parole dette all’altare “nella buona e nella cattiva sorte”, quindi tanti dibattiti servono a poco, tanti onorevoli cattolici possono tirare un sospiro di sollievo perchè la moralità e la decenza sono salvi e possono coontinuare a chiudersi negli alberghi della capitale con qualche batta da 100!!
Siamo sempre un grande paese, pieno di opere d’arte, monumenti, valori, e si sa che i valori sono importanti, specie quelli che risiedono sulla mela di destra o nell’ amico e fidato conticino in banca che garantisce sempre una certa sicurezza.
Siamo un popolo di tradizioni e sentimenti limpidi, timorati, la Famiglia ricopre un ruolo di riferimento all’interno della società e della vita privata.
A volte anche troppo, cugini primi e via a seguire, fratelli, zii, cognati, consuoceri, compari di battesimo, cresime, comunioni, l’amico del parente, Famiglia numerosa, riuscirà il signor Clemente a piazzare tutti i parenti negli enti, o grazie al partito di Famiglia minaccerà una caduta di governo e si sistemeranno, e la moglie signora Sandra elargirà tipici torroncini per tutti?
Bianche.
Che ho sperimentato come non riempire.
Ci sono raccolte ed etilico
da rimuovere e non aggiornare.
Costole e nervature
da terminare di sabbiare,
luoghi da definire,
sogni da far quadrare.
Ma più di altro,
guance e capelli da carezzare.