Al Manthià
Rapido scendere
su binari di ferro e sabbia
niente scarpe, nello scuro
di passi muti.
Voglio coglierti nel sonno,
immersa nei sogni di lana,
fagotto di carne e coperte,
ghira e friabile.
Quel corpo, quel tempio all’infinito
in cui entra il mare
delle alte maree e delle risacche
delle lacrime fosche e delle lacrime nostre,
dalla piana di Gioia, l’ampia lattea quarta.
Arrivo piano, zitto, muto,
mi avvicino,
non ti sveglio,
non ti strizzo,
non solletico.
Scoppia un bacio,
un buongiorno vaporoso,
un c’è furia di caffè.
Di certo, non sono Rossella!!!




