Andrea Pagliantini

il blog del Campino del Paiolo e Azzurro Mare

10 novembre 2009

Requiem di vino

Essere a cena, stappare una bottiglia, parlare del più o del meno o viceversa.

Accorgersi all’ultima goccia che la bottiglia è finita.

Segno che il vino era bono parecchio e  suscita ricordi di nostalgia.

Al contrario, aver parlato fino  all’ultima stilla di quel liquido equivale ad elevarlo al rango di messia.

E un messia ha una strada già segnata.

Un Barabba, un Ponzio Pilato o un  giornalista vero  che alla fine lo imbulletta ad una croce di rovere francese nuovo parecchio tostato: tannino croccante.

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2 Commenti a “Requiem di vino”

  1. Gesù dopo aver preso il vino lo passò ai suoi discepoli: uno di loro prese il calice e disse:al naso profumi netti abbastanza persistenti di frutta matura e fiori rossi con una nota vanigliata data dal legno con un sottofondo vegetale. In bocca si percepisce immediatamente la nota vanigliata che sparisce subito per lasciare posto alle note fruttate e di sottobosco con un bel tannino croccante……

  2. Infatti risulta che Pietro, oltre ad essere stato il primo papa, è anche il fondatore dell’AIS di Roma.
    Metteva vino comune nelle acquesantiere e di colpo diventava vinsanto.
    Ne beveva parecchio assai e narrano le leggende dicesse ai suoi fedeli fosse tè alla vaniglia che tutti schifavano e se lo teneva per se nella casa colonica che esisteva prima che allargassero di un niente l’annesso agricolo nel centro di Roma.

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