C’è uno parla come la televisione

Inverno 1962.

Dal Chianti parte un camion carico di vino pregiato verso ristoranti ed  enoteche di Napoli, dopo, il viaggio continua verso la Sila, i monti calabresi per prendere una famiglia, le loro cose e portarle in Toscana, in una fattoria del Mugello.

Il viaggio fino Napoli tutto bene con ristoratori gioiosi che bloccavano il traffico pur di scaricare  lo straordinario vino del Chianti di allora.

La ricerca del paesino abbarbicato su uno sperone di roccia della Sila è accompagnato da freddo, vento, bufere improvvise di neve e strade che non portano a niente, finchè su una cima, una luce fioca.

C’è una bettola, una taverna che fa da punto di ritrovo per un boccone, un bicchiere, nazionalli e sigari, un taglio di barba.

Poche persone accucciate in se stesse dal freddo e dal tempo che passa, un lumicino, un banconiere semiaddormentato da una parte a scrutare fianchi purtroppo solo maschili.

Il camionista  domanda scandendo piano se conoscono la famiglia in questione, se il posto è quello giusto.

Gli indigeni si rianimano, alzano gli occhi, sbadigliano la cenere del sigaro o il vino scolorito nei bicchieri, sembra abbiano visto un marziano, una cosa strana.

Il banconiere,  istituzionalmente è quello incariato a rispondere, ci mette un pò, si guarda intorno, occhi sgranati, emozionato come  fosse davanti a Nicoletta Orsomando e dovesse cercare di dirle quanto è bella.

Ancora  silenzio che in Sila si taglia a fette e ne esce in stretto idioma :”mannaja qui c’è uno che parla come la televisione”.

Breve incontro  scarno di parole con l’uomo per fissare il carico delle cose la mattina intorno le sei.

A quell’ora, un uomo, una donna con un bimbo in fasce in braccio, tre bambini, una valigia di cartone  non troppo piena, un paio di fagotti il misero carico……………… non avevano niente da mangiare.

Il camion è con telone, l’autista prova a fare in modo di mettere i piccoli in cabina e fare spazio, niente da fare, l’uomo si piazza in cabina, la moglie, i figli e quello i fasce dietro nel cassone.

L’autista dopo qualche ora di viaggio si ferma, trova una latteria, prende biscotti, latte e li passa alla donna e ai cuccioli dicendo di non farsi vedere  dal padre/marito, al quale mangia un panino con la mortadella davanti facendo solo annusare l’odore.

Arrivano nel freddo più freddo in Mugello, alla fattoria ci sono dei trattori per caricare le cose e invece non c’è  che una valigia, un paio di fagotti, quattro bimbi e un babbo che nel niente si riscatta di piccoli privilegi ai danni di moglie e figli.

Spariscono nel nevischio su un trattore.

Italia 1962.

Questa voce è stata pubblicata in persone. Contrassegna il permalink.

3 risposte a C’è uno parla come la televisione

  1. LALLERO scrive:

    scrivere dovresti!

  2. Salvo scrive:

    peccato che sono nato nel 1977 potevo nascere prima cosi mi gotevo questi fiat anche che sono in possesso di un fiat 615

  3. Salvo, non ti lamentare, chi guidava il fiat 615 adesso invidia sicuramente la tua giovinezza :-)

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>