Panzanella di luna piena

Una piacevole serata di giugno ai piedi di una torre dell’anno mille con persone serene e pacate affamate di ingredienti semplici e di bellezza nel rispetto del luogo.

Luna piena gonfia di luce, sangiovese dell’isola d’Elba, sottofondo di fuochi artificiali sul castello di Brolio in occasione del compleanno della baronessina, che, alla zitta dai suoi nobili parenti sarebbe venuta più che volentieri a mangiare la panzanella, la pizza cacio e baccelli e il rigatino alla brace alla porta vera di Vertine.

Sarà per la prossima volta baronessina.

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40 risposte a Panzanella di luna piena

  1. La panzanella non è cibo, la panzanella è arte pura – diciamo pure che potrebbe essere un’installazione -. Curiosamente, ho notato che le mani tosche hanno un tocco particolare, a proposito di questo cibo (mentre, che so, per certi vini funzionano anche altri). Forse, nella panzanella, non ci sono solo ingredienti, ma anche uno sguardo speciale…
    Potremmo organizzare un’installazione di panzanella – un ‘panzanella day’ – in luogo degli innumerevoli (quotidiani) ‘panzane day’, in cui ai cittadini vengono instillate info atte a far permanere personaggi vari sulle loro comode (sì, anche in quel senso lì); non si tratta manco più solo di partiti, ora c’è il permanere delle persone…
    Si capisce che sono inferocita?
    Be’ allora vi dico perché (scusa Pagliantini!). Terremoto in Emilia. Stamattina telefona uno a radio3, è un ingegnere, è competente e dice una cosa – a mio modo di vedere – sconvolgente.
    “Per evitare crolli mortali nei capannoni, bisognerebbe sostituire il cemento armato delle loro coperture con il più leggero (e flessibile) legno = meno crolli, meno danni e meno morti. Non capisco perché non si parli di questo tipo di soluzione; probabilmente c’è dietro la lobby dei cementieri!”.
    Il commento della giornalista – ovviamente – verte sulla competenza dell’ingegnere, evitando accuratamente di parlare del cemento che in questo caso è esiziale!
    In altre parole, i giornalisti sono ostaggio delle lobby: se danno le informazioni perdono il posto.

  2. Elisabetta Viti scrive:

    …In Emilia,e forse anche in altre parti d’Italia,bastava già “ANCORARE”i pilastri portanti con quelli che sostenevano la copertura,invece di APPOGGIARCELI SOLAMENTE!!!!senza nessuna guaina che li incastrasse x tenerli insieme….Son stati costruiti come giocattoli….Ci sono precise responsabilità che ( spero! ) devono essere denunciate. Poi,cara Silvana,ben venga il legno,o qlsiasi altro materiale idoneo.E’ semplicemente VERGOGNOSO che accadano simili cose in un Paese come il nostro,”votato”ai sismi x struttura del territorio,etc….Quanto altro deve succedere x imparare la lezione???? Quanti scempi dobbiamo subire e vedere,e vivere,x fare qlkosa di giusto? e mi riferisco alla classe politica…Anche i giornalisti hanno perso in dignità…un saluto

  3. Liz, i piatti presenti nel video sono i troiai escono dalla tua cucina???
    Poi sul terremoto, neanche si fosse un paese sismico, l’uso del cemento è stata una miniera infinita per la fucilazione del territorio e del paesaggio.
    Il legno è stato usato, non per la costruzione di tetti flessibili, ma per il riempimento di tante teste stanno a riempire assessorati e seggiole.

  4. Vi amo, incondizionatamente, il Pagliantini superbrusco e le sue entries gagliarde e superintel!

  5. an scrive:

    Si, il Pagliantini è da amare incondizionatamente, specialmente quando si mette a cuocere queste cose :-)

  6. Liz scrive:

    Andreino i miei piatti li conosci bene………………. un fare uggia!

  7. Infatti, da quando ti conosco sono diventato azionista di maggioranza della Brioschi e dela citrosodina.

  8. Liz scrive:

    Indigestione fai quando non mangi da me….

  9. Che nessuno si fidi della cucina biodinamica cinese….

  10. Liz scrive:

    quella che ogni tanto mangi te :-)

  11. Non sto più a commentare di cucina con una che è bocciata all’esame di frittata di uova perchè non sapeva aprirle.

  12. Liz scrive:

    Ma da dove tiri fuori queste battute, nè!

  13. Dalla tristezza dell’aver verificato di persona che la rottura delle uova è cosa vera e dall’aver frequentato onorevoli signore milanesi dell’altissima borghesia a cui ho insegnato a fare il punto a croce.

  14. Liz scrive:

    Devo ammetterlo sei te lo specialista delle buone frittate….. lascia perdere il punto a croce che non è per te.

  15. Elisabetta Viti scrive:

    …ma come sei “rospo”,Andrea!!…Da noi donne pretendete sempre tanto ,specialmente in cucina…E voi che fate?…Esame di frittata?!!…suvvia!….Liz non te la prendere….Andrea è “volpino”.. Qlke giorno gli si farà la “festa”,fra tutte…….. ( P.S. un’altro mio amico,di nome Andrea, che fa il truccatore professionista ad alto livello,ed è bravissimo e simpaticissimo, si diletta davvero con l’uncinetto e il punto croce….se vuoi te lo presento,cosi’ vi scambiate i consigli….) un saluto

  16. Liz scrive:

    Brava Elisabetta! Mica male metterlo alla prova…. vediamo cosa di “buono” ci tira fuori. Andrea a lezione di uncinetto sotto gli ulivi :-)

  17. Ah Andrea, ti cucco ancora sulle sciure milanesi, che fanno “il piccolo punto” e solo quello. Il punto croce lo fa solo la Gae Aulenti, davanti alla stazione Nord…

  18. filippocintolesi scrive:

    Silvana, in ritardo commento il tuo commento, quella telefonata l’ho sentita anch’io. Il fatto che dovrebbe a mio giudizio attenuare il tuo risentimento circa la risposta della giornalista, e’ la giornalista stessa: chi e’? Soprattutto: su quale giornale scrive? Onestamente una delle peggiori settimane di Primapagina ever. Sono contento che questa settimana volge al termine e non mi dovro’ piu’ sentire quella vocina lagnosa e berlusconide che emette commenti assolutamente banali.

    Le frittate sono un’arte. Per nulla banale.

  19. Caro Filippo C.. Son d’accordo sull’importanza delle frittate – ma anche sull’abilità necessaria ad aprire le uova (come soffiarsi il naso: due azioni che bisogna essere in grado di compiere con una sola mano; per il naso c’è addirittura Gillo Dorfles che insiste).

    Son anche d’accordo che la provenienza della giornalista in causa è sospetta.

    Tuttavia vorrei rimarcare che ormai, persino a Prima Pagina (già finestra di libertà di parola e d’opinione), i giornalisti tutti – mi viene in mente recentemente Cazzullo, ma soprattutto Stella (secondo me alla ricerca di nuovi argomenti per un altro libro di successo, e l’argomento questa volta sarà paesaggio e beni culturali!!!) – son tutti ostaggio, vuoi del posto di lavoro (di solito erogato da un potentato) oppure della propria vanità (più raramente).
    Negli ultimi mesi l’unica voce che mi è parsa libera è quella di Stefano Feltri, che ci dava dentro senza timidezze!

    PS: aprire l’uovo con una mano sola (senza impataccarsi con il contenuto, anzi pronti a separare albume e tuorlo, è un gesto che il mio papà ha cercato invano di insegnarmi. Per inciso, egli, proprio oggi, avrebbe compiuto 108 anni: lo ricordo così, con affetto e nostalgia crescenti, anche per le sue impareggiabili mayonnaises (rigorosamente in lingua franciosa) e per la crema pasticcera profumata di vaniglia con cui mi aveva insegnato ad accompagnare il panettone o altri dolci asciutti.
    Ciao papà! (e grazie mille al Pagliantini che dà spazio alle mie divagazioni).

  20. Liz scrive:

    Una buona “tortilla de patatas” è un piatto al quale non so rinunciare… mi avete fatto venire in mente quelle che faceva mia nonna, erano una delizia.
    @Silvana che bei ricordi del suo babbo!
    Quell’ago per “punto croce” sembra piombato dal cielo…

  21. Elisabetta Viti scrive:

    …è un piacere davvero,conversar con voi tutti…Condivido ogni cosa…e so che è un’arte fare una buona frittata, avendo amici che si dilettano con piglio serissimo in cucina,ma anche altri che son cuochi di professione,e girano il mondo…Il piacere di stare insieme a tavola è x me ,cmque, più importante di una frittata riuscita bene,…e apprezzo in genere la buona volontà,al di là del risultato… Quanti bei ricordi legati al cibo…Grazie Silvana,di averli condivisi con noi…Anche mio babbo,83 enne,è un bravo cuoco…anche se ora le frittate le arroventa…ma è cmque ancora imbattibile in quella strepitosa di porri o carciofi…un saluto a tutti e buon appetito!

  22. Elisabetta, me lo fai un piacere?
    Perchè lo scrivi perchè senza x e lettere e comunque steso e non mutilato?

  23. Liz scrive:

    Cmq è sempre xké…….. :-)

  24. Te Liz stacca la laurea in lettere dalla cornice e rinvoltaci il pesce.

  25. Liz scrive:

    Domani ti aspetto, pesce al cartoccio ;-)

  26. Proposta invitante se il pesce è cucinato da chi se ne intende.

  27. Liz scrive:

    Il pesce non è il tuo forte…. rimane con le salsicce, domani cucino io!

  28. Elisabetta Viti scrive:

    …ma come sei fiscale,Andrea!…Scusami tanto davvero…Scrivevo “xkè” x abbreviare,ops! per abbreviare i “polpettoni”che cerco di non scrivere…ma che ,alla fin fine scrivo….Non ti va bene nemmeno “cmque”? e le altre paroline che abbrevio? o ce l’hai solo col “xkè”?…..Un saluto e farò il possibile per accontentarti…Elisabetta

  29. Elisabetta Viti scrive:

    …tu cucini,Liz…e ad Andrea farei lavare le pentole…!!!!

  30. D’accordo anche con l’Andrea Pagliantini per il “perché” scritto per esteso. Cara Elisabetta non te l’avrei mai confessato – per non passare da rompina, più di quanto già non mi accada – ma davvero è proprio bruttino. E per una che lavora in libreria (?) è un peccato mortale!
    @Liz: ah la ‘tortilla de patatas’, con magari accanto una fetta di ‘butifarra’, ossia buristo catalano…gnam gnam. Ma sono a dieta.

  31. Elisabetta Viti scrive:

    …allora ti ho “estorto”una confessione,Silvana….Si,ammetto che è bruttino,scrivere abbreviando le parole….Ma “spippolo”col cell.e ho perso da tempo l’abitudine a scrivere correttamente…Scusatemi…Un saluto

  32. Filippo Cintolesi scrive:

    ” ‘Con Andrea’, non ‘con L’Andrea’… cacare, non cagare… fica non figa” (cit.)

    :-P

  33. Dario scrive:

    oppure, con Andrea DEL Pagliantini

  34. Stando milanese suonerebbe Andrea in Pagliantini.
    Però di subito mi verrebbe da dire come se fosse antani.

  35. Dario scrive:

    a Milano non si usa attribuire alla famiglia: luteranamente si puntualizza l’Io al cospetto del cosmo: IL, LA.
    Nel senese, per quanto mi trasmette il vissuto, la discendenza è stato (non so ora) il primo fattore di qualificazione: “mì chi c’è: Mario del Bonelli”, “noe, è Livio del Menchiari”…

  36. Simile a Franchino il Ceccuzzi fresco trombato sindaco di Siena :-)
    Da me si puntualizza con il luogo: Gianni di Paiolo, Nellino di Curzio, il Vecchio del Coltalebolle, Berto di Casi di Sotto e così via.

  37. Dario scrive:

    Vero: m’ero scordato di Amerigo di Costaberci, Vanda di Monselvoli, Riccardo delle Pansarine.

  38. Filippo Cintolesi scrive:

    A Siena (sulle lastre per lo meno) ricordo che s’usa(va) ” il “.
    Es. “Mi’ chi c’e'… Andrea il Pagliantini..” Vedi infatti citazione recente del Pagliantini stesso:”Franchino IL Ceccuzzi”

  39. Dario scrive:

    vero anche questo. Ne consegue che da ciò che ho detto trasuda la mia origine contadina dell’arbiense. Detto con orgoglio.

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