L’ingegno nell’utilizzo del sasso materia prima del luogo per addolcire le asperità del terreno e renderlo agevole e coltivabile non sapendo in quel momento di creare delle opere d’arte che noi odierni abbiamo il commovente piacere di mantenere.
Andrea Pagliantini
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Sono in sintonia con il panorama e mi piacciono molto.
Mica tanto in sintonia con l’ambiente circostante dato che di fronte ci sono i cipressi fatti mangiare dalle mucche, gli olivi fatti bruciare dal gelo e tutto il resto abbandonato… no, no, non è davvero la stessa cosa.
Sono uno splendore queste terrazze e viene voglia di stendersi al fresco sotto un ulivo.
Daniela, quello che non c’entra nulla con l’ambiente è lo scempio descritto da Lei.
Ringraziamo chi con tanto amore riporta in vista le cose di un tempo ee che le mantiene per la gioia di noi tutti che viviamo a Vertine
Si Liz, non sono le terrazze ad essere fuori posto, ma quanto hanno di fronte, quello si uno scenario fuori contesto per la sciatteria con la quale viene tenuto e depredato.
Non era questa l’intenzione, mostrando la salute dei terrazzamenti, di fare un raffronto- confronto con certe teste d’acciuga che a sentir loro dovevano insegnare al mondo cosa fosse fare agricoltura e produrre vino.
I fatti hanno certificato quello che sono. Queste immagini sono un tentativo di far passare il messaggio che agricoltura è anche fare bellezza e saperla mantenere…. o almeno provarci.
Però gestire tutto con il culo abbandonando e facendo danni su danni e farlo passare come scelta colturale e qualitativa è una genialata.
I terrazzamenti come erano……..
http://andreapagliantini.simplicissimus.it/2010/10/20/follia-in-corso/
“Fare agricoltura” è fare bellezza. E’ raccontare chi siamo, è disegnare la terra con quella stessa sostanza che poi ci renderà; perché non c’è soluzione di continuità tra noi e lei…
Certo, fare agricoltura industriale NON è fare bellezza, è fare industria.
Intendiamoci, niente di male, se è fatta dove è opportuno, e non dove la “maglia piccola” produce beni di altissimo valore – vuoi per la qualità del terroir (uomini-clima-suolo-saperi), vuoi perché il paesaggio a maglia piccola esprime quella “misura d’uomo”, che fece rinascere la nostra cultura ponendola all’attenzione mondiale (piccolo mondo di allora) – beni di altissimo valore di cui usurpare il nome, in nome dell’avidità, della stupidità, dell’arroganza.
Niente di male – nell’agricoltura estensiva – se non fa finta di essere artigianale, a misura d’uomo, o altre balle.
Intanto si fanno passare l’abbandono e la pressapochezza come nuova forma di coltivazione compatibile con l’ambiente quando nei fatti spesso è una forma per tirare a risparmiare.
Il buon governo delle terre prevede un dare avere fra il suolo, il paesaggio e chi coltiva, altrimenti si crea una nuova bolla d’aria finta come quando il Sangiovese veniva nerissimo e quando il vino per essere venduto sapeva di legno.
Mode, le prime, moda la seconda per coprire le toppe di chi ha fatto soldi a palate vendendo cazzate alle spalle di chi le cose le fa per davvero.
Quanto fai per Vertine non ha prezzo e dove metti le mani si vede da lontano…. un bell’esempio di cura e coerenza……
Intanto, col bordello che abbiamo fatto (mi ci metto dentro un po’ anch’io, che a causa delle mie prese di posizione sono stata definita “………..”, da un gentelman un po’ pistola) il sangiovese si è schiarito parecchio e si riga un po’ più dritto….
Quanto alla tua dedizione e al tuo spirito, sai come la penso!
Veramente il Sangiovese per quel poco lo conosco l’ho sempre trovato un vino sbiadito di colore. Un vitigno superato come ebbe a dire il cavalier Rivella in una delle sue favolose uscite…