Giancarlo Antognoni

Attualmente è ministro della cultura nel gabinetto Renzi e già in questo primo mese sta dimostrando tutto il suo valore in questo nuovo e prestigioso incarico.

In precedenza era il 10 viola, il capitano che giocava a pallone guardando le stelle negli occhi senza abbassare lo sguardo.

Una vita trascorsa a Firenze e legata ad una maglia, senza cedere alle lusinghe dei grandi club che lo avrebbero sicuramente pagato meglio e avrebbero riempito maggiormente la sua bacheca di trofei. Ma per molti uomini il cuore ha più rilevanza dei quattrini.
Campione del mondo in Spagna nel 1982 con una formazione che è una litania poetica di nomi.
Oggi compie 60 anni e anche se è il primo di aprile, non è uno scherzo.

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4 risposte a Giancarlo Antognoni

  1. Gian Marco scrive:

    Suo il quarto gol al Brasile, che l’arbitro annullò dopo aver visto un fuori gioco inesistente.
    Quanta gente uscì a festeggiare anzitempo la vittoria contro il Brasile per colpa di quella svista arbitrale?
    Voglio tanto bene a gente come Giancarlo Antognoni o Gigi Riva, persone perbene e sempre fedeli ad una maglia senza righe verticali.

  2. Rossano scrive:

    Grande Antonio! Colui che mi ha fatto innamorare del calcio e della Fiorentina! Tanti Auguri!

  3. Barbara scrive:

    L’unico 10, la sua testa alta in campo durante la corsa, i suoi lanci precisi, la sua festa dell’addio al calcio un aprile di più di 20 anni fa con quella coreografia mozzafiato e quello striscione che ancora mi fa venire un groppo alla gola: “Un lampo ci vela gli occhi, un urlo ci strozza la gola: addio unico mito della maglia viola”.
    Simbolo del Calcio, di quello dei miei ricordi di bambina di 10.-11 anni sugli spalti, della pioggia, del vento e del sole cocente sulle gradinate con la pista ancora di atletica nel mezzo. Era il calcio dei simboli attaccati alla maglia, delle domeniche appuntamento fisso per un intero campionato, delle corse a casa per rivedere i goals a 90° minuto, dell’emozione della curva che nessuna Pay TV, Sky o altra diavoleria riuscirà a colmare. Un velo di emozione per uno sport che oggi non è più una festa, ma un grande business show di antani e scarpe a punta dove fanno notizia più dei dribbling e dei pallonetti, le creste colorate, i tatuaggi, le bravate su auto super di lusso e le notti brave di giocatori che indossano maglie per così poco tempo che è già grassa se ci passano un campionato nella stessa squadra.
    E allora davvero campioni galantuomini come Antognoni svettano fra le stelle e meritano davvero il ricordo che tanta gente ha di loro.

  4. Belle parole a cui c’è poco da aggiungere Barbara.
    Invito solo a guardare la foto centrale e pensare a quanto erano belle le maglie delle squadre. Ora anche con quelle non ci si capisce più niente e sono anche questo lo specchio del fatto che è tutto becchime per i bischeri che ancora si cibano di calcio.

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