Andrea Pagliantini

il blog del Campino del Paiolo e Azzurro Mare

Archivio della Categoria 'Lo spicchio di Antonella'

24 ottobre 2008

Una firma per Roberto Saviano – Lo spicchio di Antonella

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Roberto Saviano è minacciato di morte dalla camorra, per avere denunciato le sue azioni criminali in un libro (Gomorra)tradotto e letto in tutto il mondo.

E’ minacciato della sua libertà, la sua autonomia i scrittore, la possibilità di incontrare la sua famiglia, di avere una vita sociale, di prendere parte alla vita pubblica, di muoversi nel suo paese.

Un giovane scrittore, colpevole di aver indagato il crimine organizzato svelando le sue tecniche e la sua struttura, è costretto ad una vita clandestina, nascosta, mentre i capi della camorra, dal carcere continuano ad inviare messaggi di morte, intimandogli di non scrivere sul suo giornale, La Repubblica, e di tacere.

Lo Stato deve fare ogni sforzo per proteggerlo e per sconfiggere la camorra.

Ma il caso Saviano non è soltanto un problema di polizia. E’ un problema di democrazia.

La libertà nella sicurezza di Saviano, riguarda noi tutti come cittadini.

Con questa firma vogliamo farcene carico, impegnando noi stessi mentre chiamiamo lo Stato alle sue responsabilità, perchè è intollerabile che tutto questo possa accadere in Europa nel 2008.

Per firmare: Repubblica

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25 agosto 2008

Cittadini del Mondo – Lo spicchio di Antonella

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Vi invito a visitare il sito Cittadini del Mondo. Mi è sembrata un’idea interessante, ed io ho già aderito da qualche giorno a questo progetto.

Non costa nulla, ma serve a far sentire la propria voce e a renderenoto un impegno personale a favore della pace e dei diritti umani.

Chiunque voglia parteciparvi, inviando la lettera di impegno al Presidente del Consiglio, al Parlamento Europeo e al Presidente Americano, troverà il mo dello sul sito.

Siccome io mi sono proposta come “nodo” di promozione, vi invito a farmi sapere se avete aderito al progetto, in modo da poter creare una lista che ci consentirà di poter essere sempre in contatto e di rinnovare l’impegno a scadenze previste.

Antonella.


					 
					

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8 agosto 2008

Antonino Scopelliti, 9 agosto 1991. Un ricordo di Antonella

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9 agosto 1991

E’ pomeriggio. Un pomeriggio caldo, per strada solo il canto delle cicale ed olivi tutti bruciacchiati, insieme al panorama mozzafiato di uno Stretto sonnacchioso. Percorro i tornanti che mi portano verso Campo, vado per strade di campagna a raccogliere more. Sono dolcissime le more raccolte tra i rovi in questo periodo. Mi arrampico su per la strada, fino a mezza costa. Resto incantata davanti alle sponde di Ganzirri e Cannitello che si avvicinano e non si toccano, si confondono tra mare e cielo….penso quanto sia bello vivere in questo posto, in questo paesaggio incantato.

Penso alla magia di questa terra, mentre scendo di nuovo verso il mare, per la strada di Campo Piale da dove lo Stretto si vede ancora meglio… Dietro la curva una fila interminabile di macchine, gente che accorre, che urla. Che succede? Un incidente, una macchina è caduta nel burrone. Dio mio! E’ morto… Ma come è successo? Boh, forse ha perso il controllo della macchina. Ma si sa chi era? Sì, era il giudice Scopelliti. Capisco che non ha perso il controllo della macchina. Come è successo? Nessuno sa niente, nessuno ha visto.

Si è fidato anche lui di questa terra; ha pensato forse che qui, in questo posto di incanto, tra il suo cielo ed il suo mare, non aveva motivo di aver paura, non aveva bisogno di prendere precauzioni, perché cosa può succederti di male in un sonnacchioso pomeriggio di agosto, tra le cicale che friniscono e questa magia dello Stretto?

Guardo giù….la macchina è lì, crivellata di colpi. Tutti si accalcano sull’orlo del burrone. Parole confuse, come se hanno paura di essere dette… “Si sapeva che finiva così, era troppo onesto e non si faceva corrompere”.

Ci saranno i funerali, in grande, quelli di Stato. Poi calerà il silenzio, di nuovo, su questa terra che dorme.

Antonella

Da www.ansa.it/legalita

Antonino Scopelliti è stato ucciso in un agguato il 9 agosto del 1991 in località Campo Piale a Campo Calabro, il paese a pochi chilometri da Villa San Giovanni (Reggio Calabria) del quale il magistrato era originario e dove tornava ogni anno per trascorrervi le vacanze estive. Scopelliti, 56 anni, (nato il 20 gennaio 1935) era sostituto procuratore generale presso la Corte di Cassazione. Era entrato in magistratura nel 1959. Era stato giudice a Bergamo, Milano e Roma.

Senza scorta, metodico nei suoi movimenti, Scopelliti viene intercettato dai suoi assassini mentre, a bordo della sua automobile, una Bmw, rientrava in paese dopo avere trascorso la giornata al mare. L’ agguato avviene all’ altezza di una curva, poco prima del rettilineo che immette nell’ abitato di Campo Calabro. Gli assassini, almeno due persone a bordo di una moto, appostati lungo la strada, sparano con fucili calibro 12 caricati a pallettoni. La morte del magistrato, colpito alla testa ed al torace, istantanea. L’ automobile, priva di controllo, finisce in un terrapieno. In un primo tempo si pensò che Scopelliti fosse rimasto coinvolto in un incidente stradale. L’esame esterno del cadavere e la scoperta delle ferite da arma da fuoco fecero emergere la verità sulla morte del magistrato.
Secondo i pentiti della ‘ndrangheta Giacomo Lauro e Filippo Barreca, sarebbe stata la cupola di Cosa Nostra siciliana a chiedere alla ‘ndrangheta di uccidere Scopelliti, che avrebbe rappresentato la pubblica accusa in Cassazione nel maxi processo a Cosa nostra. Cosa nostra, in cambio del ”favore” ricevuto, sarebbe intervenuta per fare cessare la ”guerra di mafia” che si protraeva a Reggio Calabria dall’ottobre 1995, quando fu assassinato il boss Paolo De Stefano. Nell’ abitazione del padre di Scopelliti, dove il magistrato soggiornava durante le vacanze, fu trovato il fascicolo del processo alla ”Cupola” di Cosa nostra. Dopo una serie di processi, con condanne ed assoluzioni, nel 2001, la Corte d’ Assise d’Appello di Reggio Calabria assolve Bernardo Provenzano, Giuseppe e Filippo Graviano, Raffaele Ganci, Giuseppe Farinella, Antonino Giuffre’ e Benenetto Santapaola dall’accusa di essere stati i mandanti. L’omicidio Scopelliti rimane quindi senza una soluzione giudiziaria.
Il 2 febbraio Rosanna Scopelliti, figlia del magistrato ucciso, è eletta primo presidente della ”Rete per la Calabria”, cartello che riunisce diverse realtà associative antimafia calabresi.

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